CASO REPORT

Report in rivolta: stato di agitazione e rischio sciopero dopo Ranucci

La redazione contesta la sostituzione del conduttore decisa dalla Rai e chiede un ripensamento. I giornalisti parlano di «imposizioni calate dall’alto» e si riservano nuove iniziative di protesta

Lo scontro dentro Report si allarga. Dopo gli inviati pronti ad abbandonare il programma, anche i giornalisti interni si schierano contro la decisione della Rai di sostituire Sigfrido Ranucci e proclamano lo stato di agitazione, senza escludere lo sciopero.

Report in rivolta: stato di agitazione e rischio sciopero dopo Ranucci

Non sono più soltanto gli inviati a minacciare l’addio: la protesta coinvolge ora l’intera redazione di Report, che mette sul tavolo anche lo sciopero e contesta apertamente il metodo seguito dalla Rai.

La crisi aperta dalla sostituzione di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report entra in una fase nuova. L’assemblea dei giornalisti della trasmissione di Rai3 ha proclamato lo stato di agitazione e si è riservata di ricorrere anche allo sciopero se l’azienda non rivedrà le proprie decisioni.

La redazione si schiera così accanto agli inviati del programma, che avevano già annunciato la disponibilità ad abbandonare Report in assenza di un ripensamento della Rai. La contestazione riguarda sia la rimozione di Ranucci sia il metodo con cui sarebbero stati individuati i nuovi conduttori, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, la cui scelta sarebbe stata comunicata alle agenzie prima ancora che alla squadra della trasmissione.

La redazione: «Report non può esistere senza la sua squadra»

Nel documento approvato dall’assemblea, i giornalisti rivendicano il patrimonio professionale costruito negli anni da redazione, inviati, produzione, filmmaker e montatori e sostengono che proprio quelle competenze siano indispensabili per mantenere l’identità investigativa del programma.

La protesta va però oltre la difesa dell’attuale gruppo di lavoro. I giornalisti contestano quelle che definiscono «imposizioni calate dall’alto» e attribuiscono alla scelta dell’azienda una matrice politica incompatibile, a loro giudizio, con l’autonomia e l’indipendenza che dovrebbero caratterizzare il servizio pubblico.

La redazione chiede quindi alla Rai di rivedere le decisioni assunte e reclama un coinvolgimento diretto nelle scelte riguardanti il futuro del programma. In caso contrario, spiegano i giornalisti, potrebbero maturare anche decisioni professionali diverse.

Dallo stato di agitazione alla possibilità dello sciopero

Il passaggio più significativo è la scelta di formalizzare lo stato di agitazione. L’assemblea si riserva infatti ulteriori iniziative sindacali e indica esplicitamente tra le possibilità anche lo sciopero.

La vertenza allarga così lo scontro nato intorno alla conduzione: non riguarda più soltanto il nome destinato a sostituire Ranucci, ma investe il futuro della squadra che realizza Report e il rapporto tra la redazione e i vertici aziendali.

Ranucci: «Non permetteremo la distruzione di Report»

Anche Sigfrido Ranucci è intervenuto dopo la decisione dell’assemblea, rilanciandone il comunicato e sostenendo che non verrà consentita la «distruzione di Report».

Il giornalista ha inoltre collegato la propria sostituzione alle critiche ricevute negli ultimi mesi da parte di alcuni giornali e ha annunciato l’esistenza di imprenditori disponibili a sostenere economicamente la battaglia per la libertà di stampa e i collaboratori esterni della trasmissione.

Con la mobilitazione della redazione, la Rai si trova quindi davanti a una crisi che va ormai molto oltre il cambio alla conduzione: il rischio concreto è che la prossima stagione di Report debba fare i conti con la perdita di una parte consistente della squadra che ha costruito il programma negli ultimi anni.

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FOTO: Frame video © Rai / YouTube

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