ENERGIA E UCRAINA

Meloni contro Trump sul diesel russo: «Scelta molto rischiosa»

La premier contesta l’intesa con Putin e porta a Bruxelles il dossier energia. Mosca replica: «Non è affare suo»

Alla vigilia del Consiglio europeo, Giorgia Meloni apre un fronte con Donald Trump sul nuovo accordo per il diesel russo e nello stesso intervento chiede all’Unione europea di intervenire sui costi energetici che stanno comprimendo la competitività delle imprese. Due dossier legati dallo stesso problema, il prezzo dell’energia, ma sui quali Roma indica strade molto diverse: maggiore flessibilità dentro l’Ue e nessun alleggerimento della pressione economica su Mosca.

Meloni contro Trump sul diesel russo: «Scelta molto rischiosa»

Il gasolio russo apre una frattura tra Roma e Washington proprio mentre l’Italia chiede all’Ue di ridurre il peso dell’energia.

L’intesa annunciata da Trump prevede una prima fornitura russa superiore alle 300mila tonnellate di diesel destinata ai mercati statunitense e internazionale. Il presidente americano l’ha presentata come uno strumento per abbassare i prezzi dell’energia negli Stati Uniti, diventati un problema politico in vista delle elezioni di metà mandato, ma Meloni ha contestato apertamente questa impostazione davanti al Parlamento, sostenendo che l’attuale impennata dei carburanti sia legata soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto russo-ucraino.

Meloni: l’accordo dà risorse a Mosca e indebolisce le sanzioni

La critica della presidente del Consiglio riguarda soprattutto le conseguenze politiche ed economiche dell’intesa. Secondo Meloni, riaprire un canale commerciale di queste dimensioni con la Russia rischia di offrire a Mosca una nuova legittimazione mentre continuano gli attacchi contro le città ucraine, produrre entrate utilizzabili per finanziare la guerra e indebolire quella leva sanzionatoria che gli stessi Stati Uniti hanno contribuito a costruire negli ultimi anni per aumentare la pressione sul Cremlino.

La distanza da Washington non modifica la linea italiana sull’Ucraina. Nelle comunicazioni alle Camere Meloni ha ribadito il sostegno a Kiev, la necessità di mantenere la pressione su Mosca e l’unità euro-atlantica, chiedendo nello stesso tempo all’Europa di presentarsi con una posizione più riconoscibile nel negoziato e proponendo la nomina di una figura autorevole incaricata di rappresentare gli interessi europei. Non ha escluso che questo mandato possa essere affidato formalmente al formato E3 composto da Francia, Germania e Regno Unito, purché agisca a nome di tutti e non come iniziativa separata.

A Bruxelles il nodo è il costo dell’energia

Sul tavolo europeo Meloni porta però soprattutto una questione interna alla competitività dell’Unione. Il costo dell’energia, ha sostenuto, è oggi uno dei fattori che incidono maggiormente sull’economia e sulle imprese e richiede una risposta comune, perché nessun Paese può affrontarlo efficacemente da solo. Roma chiede che regole costruite in un contesto economico e geopolitico diverso non finiscano per amplificare gli effetti delle crisi attuali e insiste in particolare sull’impatto del sistema Ets sui prezzi dell’elettricità.

Proprio su questo fronte, nelle stesse ore delle comunicazioni parlamentari, Commissione europea e governo italiano risultavano vicini a un accordo sulla misura inserita nel decreto bollette per evitare che il maggior costo del gas legato all’Ets si trasferisca integralmente sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità. Bruxelles ha confermato che è in definizione una soluzione compatibile con le norme europee, anche se restano da chiudere gli ultimi aspetti tecnici.

La posizione italiana tiene quindi distinti i due livelli: da una parte la richiesta all’Europa di intervenire sulle proprie regole per ridurre il costo dell’energia e difendere la competitività industriale, dall’altra il rifiuto di utilizzare le forniture russe come scorciatoia per contenere i prezzi, perché secondo Palazzo Chigi il beneficio economico è incerto mentre l’effetto politico sarebbe immediato sul sistema di pressione costruito contro Mosca.

Mosca risponde a Meloni

La reazione russa è arrivata poche ore dopo. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, ha respinto le dichiarazioni della premier italiana con una risposta volutamente secca: «Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno».

Il confronto si sposta adesso a Bruxelles, dove il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre dovrà affrontare insieme il caro energia, la guerra in Ucraina e l’aumento delle attività ibride attribuite alla Russia. Meloni ha indicato tra le priorità anche la protezione delle infrastrutture critiche europee, dalle reti energetiche ai cavi sottomarini, fino a porti e aeroporti, mentre sul dossier economico l’Italia arriva al vertice con il negoziato sull’Ets già aperto e con una posizione ormai esplicita contro l’accordo energetico scelto da Washington.

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FOTO: Palazzo Chigi / YouTube

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