Il quadro delineato da Moody’s riconosce la prudenza della politica fiscale italiana e migliora le prospettive sul deficit, ma non certifica un risultato già acquisito. Il passaggio sotto la soglia del 3% viene infatti collocato nel 2027, mentre il debito pubblico dovrebbe stabilizzarsi su livelli superiori a quelli attuali prima di iniziare a diminuire.
Il 2,9% indicato per il 2027 è una previsione di Moody’s, non un nuovo dato consuntivo certificato da Eurostat: nello stesso scenario il debito pubblico resta intorno al 138% del Pil nel 2026 e nel 2027.
Il dato più favorevole riguarda il deficit, ma deve essere letto per quello che rappresenta: una previsione sull’evoluzione futura dei conti pubblici. Moody’s stima che il disavanzo italiano possa scendere dal 3,1% del Pil del 2025 al 3% nel 2026 e quindi al 2,9% nel 2027, un percorso che porterebbe l’Italia sotto quella soglia soltanto tra due anni e che dipende dalla prosecuzione della politica di consolidamento fiscale.
Il quadro è diverso sul fronte del debito pubblico, che secondo l’agenzia dovrebbe stabilizzarsi intorno al 138% del Pil sia nel 2026 sia nel 2027 e cominciare a diminuire gradualmente soltanto dal 2028. Moody’s collega questa possibile inversione alla formazione di solidi avanzi primari e al progressivo esaurimento degli effetti dei crediti d’imposta legati alle ristrutturazioni edilizie degli anni precedenti, indicando quindi una traiettoria che resta subordinata alla tenuta di più condizioni contemporaneamente.
Moody’s riconosce la prudenza fiscale, ma richiama i limiti strutturali
L’agenzia considera l’economia italiana resiliente allo shock dei prezzi energetici provocato dal conflitto in Medio Oriente e ha rivisto al rialzo allo 0,8% la previsione di crescita reale per il 2026, dopo una crescita media dello 0,9% registrata nel primo semestre. Anche l’impatto inflazionistico viene giudicato più contenuto rispetto alla crisi energetica del 2022-2023, con un’inflazione media prevista al 2,8% nel 2026 e al 2,3% nel 2027.
Il giudizio complessivo resta tuttavia prudente, perché Moody’s conferma il rating dell’Italia a Baa2 con prospettive stabili e continua a indicare nell’elevatissimo debito pubblico uno dei principali elementi di vulnerabilità. La solidità dell’economia, la presenza di una consistente base di investitori nazionali e l’appartenenza all’Unione europea e all’eurozona vengono considerate punti di forza, mentre la crescita moderata, la debole produttività e le dinamiche demografiche sfavorevoli continuano a limitare le prospettive di medio periodo.
La stessa discesa del debito prevista dal 2028 non viene quindi presentata come un risultato automatico, ma come uno scenario legato alla capacità dell’Italia di mantenere una crescita sufficientemente robusta, aumentare gli avanzi primari e proseguire il percorso delle riforme anche dopo la conclusione del Pnrr. Una crescita più debole o un consolidamento fiscale meno marcato potrebbero compromettere quella traiettoria, mentre risultati migliori sul fronte delle riforme e degli investimenti privati rafforzerebbero la sostenibilità dei conti.
Il quadro tracciato da Moody’s è dunque favorevole sul piano della stabilità e riconosce i progressi compiuti nella gestione del deficit, ma resta molto più articolato di una semplice certificazione di conti ormai messi in sicurezza. Il disavanzo potrebbe scendere sotto il 3% nel 2027, mentre il debito rimarrebbe ancora vicino al 138% del Pil e la sua riduzione comincerebbe, nelle previsioni dell’agenzia, soltanto dall’anno successivo.
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