Netanyahu, nuove accuse sul 7 ottobre: chiesta un’indagine penale
Benjamin Netanyahu durante un intervento pubblico. Il premier israeliano respinge le accuse dell’ex segretario militare Avi Gil sulla ricostruzione delle prime ore del 7 ottobre.

ISRAELE

Netanyahu, nuove accuse sul 7 ottobre: chiesta un’indagine penale

L’ex segretario militare Avi Gil contesta la ricostruzione del premier e denuncia un tentativo di modificare l’orario di una telefonata nei registri ufficiali. Netanyahu respinge le accuse e punta il dito contro il suo ex collaboratore.

A meno di tre settimane dalle elezioni israeliane, il confronto sulle responsabilità del 7 ottobre entra nei documenti e nei verbali dell’ufficio del primo ministro. Eisenkot chiede l’intervento della procuratrice generale, mentre Liberman evoca le ipotesi di tradimento e cospirazione.

Tre anni dopo l’attacco di Hamas, la battaglia sulle responsabilità non riguarda più soltanto le decisioni politiche e militari: adesso investe anche la ricostruzione ufficiale delle prime ore del 7 ottobre e ciò che il governo ha successivamente consegnato agli organismi di controllo.

Una testimonianza dall’interno dell’ufficio di Benjamin Netanyahu riporta il 7 ottobre al centro della campagna elettorale israeliana e apre un nuovo fronte sul modo in cui sono state ricostruite le ore che precedettero e seguirono l’attacco di Hamas.

A parlare è Avi Gil, generale in pensione che fu segretario militare del primo ministro dall’inizio del 2023 fino al maggio 2024, e che quella mattina rappresentava uno dei principali collegamenti tra Netanyahu e l’apparato di sicurezza. In una lunga intervista a Channel 12, Gil ha sostenuto che la versione successivamente consegnata dal premier al controllore dello Stato non restituisca completamente quanto avvenuto e ha denunciato un presunto tentativo di modificare uno dei registri ufficiali relativi alle prime telefonate del 7 ottobre. Le accuse non sono state accertate giudiziariamente e sono state respinte da Netanyahu e dal Likud.

Il nodo delle telefonate del 7 ottobre

Secondo la ricostruzione di Gil, alle 6:29 del mattino telefonò a Netanyahu tramite WhatsApp per svegliarlo e avvertirlo che Hamas aveva iniziato un attacco di dimensioni eccezionali. La prima conversazione sulla linea protetta si sarebbe invece svolta alle 6:40, quando il segretario militare riferì al premier che Israele si trovava in guerra e gli fornì le prime informazioni disponibili.

Gil sostiene che mesi dopo una stenografa dell’ufficio del primo ministro gli riferì di avere ricevuto dal capo di gabinetto di Netanyahu, Tzachi Braverman, l’ordine di modificare nel registro ufficiale l’orario della telefonata protetta, anticipandolo dalle 6:40 alle 6:29. La funzionaria, secondo Gil, gli avrebbe inoltre fatto presente che la registrazione originale della conversazione riportava l’orario effettivo. Braverman viene quindi chiamato direttamente in causa da una testimonianza che, allo stato attuale, resta un’accusa e dovrà essere verificata.

La differenza di undici minuti può apparire marginale, ma diventa politicamente rilevante perché tocca la sequenza delle informazioni arrivate al premier e degli ordini impartiti nelle prime fasi dell’attacco. Gil ha affermato di non sapere perché, nel gennaio 2024, fosse diventato così importante intervenire proprio sul verbale di quella telefonata e ha chiesto che un’eventuale Commissione statale d’inchiesta lavori sulle registrazioni originali anziché affidarsi esclusivamente ai documenti trascritti.

«La versione consegnata non riflette ciò che è accaduto»

Le contestazioni dell’ex segretario militare non si limitano ai registri telefonici, Gil ha sostenuto che il documento di 55 pagine trasmesso da Netanyahu al controllore dello Stato rappresenti soltanto una parte di quanto avvenuto nelle settimane precedenti e nelle ore dell’attacco e non restituisca integralmente le discussioni alle quali aveva personalmente partecipato.

Nelle settimane e nei mesi precedenti al 7 ottobre, ha inoltre spiegato, ai vertici politici erano arrivati ripetuti avvertimenti sul deterioramento della deterrenza israeliana e sul rischio crescente di un conflitto, anche se non esisteva, secondo la sua testimonianza, un allarme specifico che anticipasse lo scenario poi verificatosi a Gaza. Gil ha anche escluso di poter confermare direttamente le ricostruzioni relative a presunti avvertimenti provenienti dall’Egitto o dagli Emirati Arabi Uniti.

Un altro elemento riguarda poi le prime ore della risposta israeliana: Gil sostiene che Netanyahu non abbia parlato direttamente con i vertici della sicurezza nelle due ore successive all’inizio dell’attacco e che sia arrivato al quartier generale militare della Kirya tra le 8:30 e le 8:45. Nella sua ricostruzione, tuttavia, il premier non era l’unico soggetto dal quale dipendevano le prime decisioni operative, perché esercito e apparati di sicurezza disponevano dell’autorità necessaria per avviare alcune delle misure d’emergenza senza attendere un suo ordine.

Netanyahu respinge le accuse e attacca Gil

Immediata la replica di Netanyahu. Il premier infatti sostiene che Gil, come altri funzionari, fosse a conoscenza di segnali sull’imminenza dell’attacco e abbia scelto di non svegliarlo in tempo, accusando l’ex segretario militare di tentare ora di nascondere le proprie responsabilità.

Il Likud ha definito l’intervista parte di una campagna politica contro Netanyahu e ribadito che il primo ministro non ricevette alcun avvertimento preventivo su un attacco di Hamas di quelle dimensioni. La posizione del partito resta quindi quella sostenuta dal premier negli ultimi tre anni: le informazioni disponibili non gli sarebbero state trasmesse con tempestività e, se fosse stato informato prima, avrebbe potuto intervenire.

Le due ricostruzioni entrano così in collisione proprio sul terreno che una Commissione statale d’inchiesta dovrebbe essere chiamata a verificare: quali informazioni fossero disponibili, chi le ricevette, come vennero valutate e quali decisioni furono assunte prima e durante le prime ore dell’attacco.

Eisenkot chiede un’indagine, Liberman parla di «tradimento»

Le dichiarazioni di Gil hanno rapidamente superato il piano del confronto mediatico, perché il partito Yashar di Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito e oggi avversario politico di Netanyahu, si è rivolto alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara chiedendo di verificare se il premier abbia fornito al controllore dello Stato una ricostruzione non veritiera e se le accuse sulla possibile manipolazione dei verbali possano configurare responsabilità penali.

Eisenkot ha inoltre ribadito che, in caso di cambio di governo dopo le elezioni, intende istituire una Commissione statale d’inchiesta indipendente sul 7 ottobre, organismo che Netanyahu e i suoi alleati hanno finora resistito a creare nella forma richiesta dall’opposizione e da molte famiglie delle vittime.

Ancora più pesante il linguaggio utilizzato da Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, che ha chiesto alla procuratrice generale l’apertura immediata di un’inchiesta contro Netanyahu e alcuni suoi collaboratori evocando possibili ipotesi di «tradimento e cospirazione». Si tratta della richiesta politica di un esponente dell’opposizione, non di contestazioni formulate finora dalla magistratura.

Il 7 ottobre torna al centro del voto

Le nuove accuse arrivano a meno di tre settimane dalle elezioni del 27 ottobre, in una campagna nella quale il trauma del 7 ottobre e la questione delle responsabilità continuano a dividere profondamente Israele. Netanyahu è l’unico tra i principali responsabili politici e militari in carica quel giorno a essere ancora al proprio posto, mentre una parte rilevante dell’opposizione ha trasformato la richiesta di un’inchiesta indipendente in uno dei temi centrali della sfida elettorale.

Anche diverse persone direttamente colpite dall’attacco — familiari delle vittime, ex ostaggi e sopravvissuti — hanno scelto di candidarsi nelle diverse formazioni politiche, segno di quanto quella giornata continui a determinare non soltanto il giudizio sul passato, ma anche la composizione del futuro Parlamento israeliano.

La testimonianza di Avi Gil aggiunge però un elemento nuovo perché porta lo scontro fuori dal terreno delle valutazioni politiche e dentro quello della documentazione ufficiale. Se i verbali e le registrazioni delle prime ore del 7 ottobre diventeranno oggetto di un’inchiesta indipendente, a essere esaminata non sarà più soltanto la catena degli errori che precedette l’attacco, ma anche il modo in cui quella catena è stata successivamente raccontata dallo Stato.

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FOTO: Moneycontrol / YouTube

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