La Casa Bianca prova ad alleggerire la pressione sui prezzi del carburante a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Per Kiev, però, la riapertura energetica verso Mosca arriva nel momento peggiore.

L’accordo sul diesel non chiude la guerra e non riapre formalmente i rapporti tra Washington e Mosca, ma introduce un precedente politico rilevante: gli Stati Uniti tornano a comprare un prodotto energetico russo mentre continuano a chiedere al Cremlino concessioni sull’Ucraina.
Donald Trump ha annunciato un accordo con Vladimir Putin per riportare sul mercato americano e internazionale grandi quantità di diesel russo, invertendo almeno temporaneamente una linea che negli ultimi anni aveva puntato a ridurre i flussi energetici provenienti da Mosca. Secondo quanto riferito dal presidente statunitense, la Russia metterà a disposizione oltre 300 mila tonnellate immediatamente, altre 500 mila tonnellate a novembre e un milione di tonnellate successivamente, con la possibilità di arrivare a ulteriori tre milioni in base alla capacità delle raffinerie russe.
L’intesa nasce dentro una crisi del diesel che negli Stati Uniti ha assunto ormai anche un peso politico. I prezzi sono aumentati di circa il 70% dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, mentre le tensioni in Medio Oriente, la guerra in Ucraina e i problemi della capacità di raffinazione continuano a comprimere l’offerta di prodotti raffinati. Il diesel ha raggiunto in media i 6,28 dollari al gallone, colpendo in particolare autotrasporto, agricoltura e logistica, settori molto sensibili in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
Il Tesoro apre una finestra nelle sanzioni
L’accordo non si limita a una promessa commerciale. Il Dipartimento del Tesoro ha emesso la General License 135, che autorizza transazioni legate alla vendita, consegna, scarico e importazione negli Stati Uniti di diesel di origine russa. La misura consente quindi di aggirare temporaneamente una parte del regime sanzionatorio costruito dopo l’invasione dell’Ucraina e rende possibile sul piano legale ciò che fino a pochi mesi fa sarebbe stato incompatibile con la linea americana verso Mosca.
La scelta arriva dopo altri interventi decisi dalla Casa Bianca per abbassare il costo dei carburanti, tra cui l’uso temporaneo su strada del diesel agricolo colorato e fiscalmente agevolato. L’amministrazione sta inoltre valutando il ricorso al Defense Production Act per aumentare la produzione nazionale di petrolio e carburanti e accelerare gli investimenti nella raffinazione, segno che il problema non viene considerato transitorio.
Per Mosca l’intesa ha un valore che va oltre il volume delle forniture: la Russia aveva ridotto le esportazioni di carburanti dopo gli attacchi ucraini alle raffinerie e Putin aveva legato la ripresa delle vendite alla rimozione delle restrizioni occidentali. Washington accetta ora di aprire una finestra proprio mentre l’Unione europea prepara nuove sanzioni contro il complesso militare-industriale russo.
Kiev tratta con Washington mentre Mosca riapre un canale economico
Il tempismo rende l’accordo particolarmente delicato, nelle stesse ore infatt, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi a Miami per incontri con la delegazione ucraina, insieme a rappresentanti europei, con l’obiettivo di discutere nuove proposte sulla guerra, garanzie di sicurezza e ricostruzione postbellica.
Volodymyr Zelensky aveva già chiesto agli Stati Uniti di aumentare la pressione sulla Russia e aveva criticato la possibilità che Washington portasse avanti contemporaneamente negoziati economici con Mosca mentre il processo diplomatico restava bloccato. La decisione sul diesel rende ora quella contraddizione molto più concreta: mentre Kiev chiede nuove sanzioni e maggiore sostegno militare, Mosca ottiene un canale commerciale diretto con gli Stati Uniti su uno dei prodotti energetici più strategici del momento.
Trump presenta l’accordo come una risposta al costo dell’energia e alle difficoltà di agricoltori e autotrasportatori, ma sul piano internazionale l’effetto è più ampio. La Russia torna a vendere diesel agli Stati Uniti, il Tesoro allenta temporaneamente le restrizioni e Putin ottiene un’apertura economica proprio mentre Washington tenta di costruire una nuova cornice negoziale con Kiev.
La portata dell’intesa dipenderà dai volumi effettivamente consegnati e dall’impatto sui prezzi, che gli analisti ritengono non necessariamente decisivo nel breve periodo. Sul piano politico, però, il segnale è già arrivato: per contenere la crisi energetica, Washington è disposta a riaprire un rapporto economico con Mosca prima ancora che la guerra in Ucraina abbia trovato una soluzione.
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