RIFORMA STRADALE

Codice della strada, patente senza carta e multe riviste

Via libera del governo al nuovo testo: documenti verificabili online, 45 giorni per notificare alcune multe e sanzioni ridotte. Stretta sui veicoli senza assicurazione, ma le norme non sono ancora in vigore.

Il Consiglio dei ministri approva la riscrittura del Codice della strada, intervenendo su controlli, infrazioni e circolazione. Il provvedimento dovrà completare l’iter istituzionale prima di diventare operativo.

La novità più attesa dagli automobilisti non è l’unica a incidere sulla vita quotidiana: cambiano i tempi delle multe e le verifiche sui documenti, mentre alcune misure controverse sono scomparse dal testo definitivo dello schema.

Il nuovo Codice della strada ha ottenuto il via libera del Consiglio dei ministri nella seduta di ieri, martedì 13 ottobre 2026, al termine di un confronto durato diversi mesi tra il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le associazioni di settore e gli operatori della mobilità. Il provvedimento ridisegna una parte importante delle regole della circolazione, combinando la semplificazione dei controlli e la riduzione di numerose sanzioni con misure più severe per i comportamenti ritenuti pericolosi.

Tra le disposizioni destinate ad avere maggiore impatto figurano il superamento dell’obbligo di portare materialmente con sé patente e documenti del veicolo, la riduzione da 90 a 45 giorni del termine per notificare determinate violazioni rilevate a distanza e una nuova disciplina delle multe, che in molti casi diminuiranno ma diventeranno più pesanti per alcune infrazioni. Il testo approvato è uno schema di decreto legislativo e non una legge già applicabile: prima dell’entrata in vigore saranno necessari i pareri degli organi competenti e l’adozione definitiva del provvedimento.

Patente e libretto, i controlli diventano telematici

Una delle modifiche più significative riguarda l’obbligo di avere con sé i documenti durante la guida. Il nuovo Codice prevede che gli organi di polizia possano verificarne direttamente la validità attraverso le banche dati, senza richiedere al conducente di esibire necessariamente la patente e la carta di circolazione in formato fisico.

La semplificazione riguarda la disponibilità materiale dei documenti, non i requisiti per guidare. Rimarrà indispensabile essere titolari di una patente valida e utilizzare un veicolo regolarmente immatricolato, assicurato e in regola con gli altri obblighi previsti dalla legge. Per il momento, tuttavia, gli automobilisti devono continuare a rispettare le disposizioni attuali: l’approvazione dello schema non autorizza ancora a lasciare a casa patente e libretto.

Multe, il termine di notifica scende da 90 a 45 giorni

Il governo interviene anche sui tempi a disposizione delle amministrazioni per comunicare le infrazioni. La modifica più rilevante riguarda quelle accertate mediante dispositivi di rilevamento a distanza, senza contestazione immediata: in questi casi il verbale dovrà essere notificato entro 45 giorni, anziché gli attuali 90.

Non si tratta quindi di un dimezzamento generalizzato per tutte le multe. Negli altri casi continuerà ad applicarsi il termine ordinario di 90 giorni, mentre il sistema delle notifiche sarà progressivamente orientato verso gli strumenti digitali, con l’utilizzo della piattaforma nazionale SEND o della posta elettronica certificata quando disponibile.

La riforma prevede inoltre maggiori possibilità di correggere gli errori amministrativi e una procedura di avviso prima dell’avvio della riscossione coattiva per le sanzioni non pagate. Le modifiche sono destinate a incidere soprattutto sul rapporto tra cittadini e amministrazioni, perché intervengono sui tempi e sulle modalità attraverso cui una multa viene comunicata e contestata.

Sanzioni più basse, ma non per tutte le infrazioni

La revisione degli importi punta a ridurre molte delle sanzioni amministrative previste dal Codice, attraverso arrotondamenti al ribasso e l’eliminazione dell’adeguamento automatico biennale all’inflazione. Secondo gli esempi diffusi dal ministero dei Trasporti, i minimi di 26 e 42 euro passerebbero rispettivamente a 25 e 40 euro, mentre quelli di 83 e 87 euro verrebbero portati a 80 euro.

La diminuzione sarà dunque contenuta per numerose violazioni comuni, mentre il nuovo sistema prevede importi più elevati per alcuni comportamenti considerati maggiormente rischiosi. Cambia anche il criterio di calcolo delle multe per eccesso di velocità, che dovrebbero diventare proporzionali ai chilometri orari oltre il limite consentito, superando l’attuale suddivisione degli importi in quattro fasce.

Il governo presenta l’intervento come un modo per rendere le sanzioni meno gravose e più coerenti con la pericolosità delle condotte. La reale portata della riduzione, tuttavia, andrà valutata sull’intera tabella degli importi e non soltanto sui casi più frequenti: il risparmio di pochi euro per un’infrazione ordinaria non esaurisce gli effetti della riforma.

Assicurazione obbligatoria, stretta sulle auto irregolari

Un trattamento più severo è previsto per i veicoli che risultano privi della copertura obbligatoria di responsabilità civile. Lo schema introduce un divieto di circolazione a tempo indeterminato per i mezzi non assicurati, attraverso un sistema di controlli basato sulle banche dati e su una procedura che consente al proprietario di regolarizzare la propria posizione.

L’intervento riguarda anche i veicoli immatricolati all’estero e utilizzati sul territorio italiano per periodi prolungati. Il nuovo testo introduce specifici obblighi assicurativi per i mezzi stranieri soggetti alla registrazione prevista dalla normativa nazionale e rafforza le possibilità di recuperare le sanzioni non pagate dagli utenti esteri.

Moto, biciclette a propulsione e monopattini: le nuove regole

La riforma dedica particolare attenzione ai mezzi a due ruote. Per i motociclisti viene prevista la possibilità di utilizzare la corsia di emergenza autostradale in circostanze particolari, come incidenti o rallentamenti, insieme a un programma di installazione di barriere stradali progettate per ridurre le conseguenze degli impatti.

Una disciplina specifica riguarda i cicli a propulsione, mezzi che possono muoversi grazie al solo motore elettrico e che vengono utilizzati anche per alcune attività di consegna. Per questa categoria sono previsti il casco e un contrassegno identificativo. La disposizione non deve essere confusa con un obbligo generalizzato per tutte le biciclette tradizionali o a pedalata assistita.

Per i monopattini elettrici viene invece introdotta una sanzione specifica quando la circolazione costituisce un intralcio o un pericolo per i pedoni.

Disabilità, il contrassegno dovrà essere riconosciuto in tutta Italia

Tra le modifiche destinate a semplificare gli spostamenti delle persone con disabilità figura l’adesione obbligatoria dei Comuni alla piattaforma nazionale del Contrassegno unificato disabili europeo, conosciuto come CUDE.

Il sistema punta a garantire il riconoscimento dei permessi anche al di fuori del Comune che li ha rilasciati, superando gli ostacoli amministrativi che possono incontrare i titolari quando viaggiano in altre città. Per le amministrazioni che non aderiranno alla piattaforma sono previste limitazioni all’utilizzo dei dispositivi automatici di accertamento delle violazioni relative alla sosta riservata e alle zone a traffico limitato.

Patente a 17 anni, PEC e limiti agli over 85: cosa è stato cancellato

Il confronto con associazioni e operatori ha portato anche all’eliminazione di alcune disposizioni presenti nelle versioni precedenti della riforma. Non compare più la proposta di abbassare a 17 anni l’età per conseguire la patente B, mentre è stato abbandonato l’obbligo generalizzato di possedere una casella PEC per le pratiche relative alla patente e ai documenti di circolazione.

Sono state cancellate anche le limitazioni automatiche alla guida ipotizzate per gli automobilisti con più di 85 anni. Resta invece nello schema l’innalzamento da 68 a 70 anni del limite per la guida professionale dei veicoli che richiedono le patenti del gruppo 2, comprese quelle per camion e autobus, con verifiche periodiche dell’idoneità.

Quando entrerà in vigore il nuovo Codice della strada

Il via libera del 13 ottobre rappresenta il primo passaggio formale della fase conclusiva della riforma, ma non modifica immediatamente le regole della circolazione. Lo schema dovrà essere esaminato dal Consiglio di Stato e dalla Conferenza unificata, prima di essere trasmesso alle commissioni parlamentari competenti per i relativi pareri. Il governo potrà quindi apportare ulteriori modifiche e procedere all’approvazione definitiva.

La normativa sulla delega prevede termini specifici per questi passaggi, che potrebbero portare all’adozione del nuovo Codice nei primi mesi del 2027. Quanto all’entrata in vigore, l’ipotesi del 1° gennaio 2028 è stata indicata dalla stampa specializzata, ma non costituisce ancora una data ufficiale.

Fino alla conclusione dell’iter e alla decorrenza delle nuove disposizioni, patente e libretto restano soggetti agli obblighi attuali, le multe continuano a essere calcolate secondo la disciplina vigente e i termini di notifica non cambiano. La riforma ha dunque ricevuto il via libera politico del governo, mentre la sua applicazione concreta dipenderà dai prossimi passaggi normativi.

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