Il confronto si sarebbe potuto fermare su una questione politica tutt’altro che marginale: si può dichiarare pieno rispetto della Costituzione e, nello stesso tempo, rifiutare di definirsi antifascisti? A È sempre Cartabianca il confronto tra Gianni Alemanno e Andrea Scanzi è partito dall’antifascismo ed è finito sul carcere. In mezzo, AfD, Roberto Vannacci e un crescendo di accuse reciproche che ha trasformato una discussione politica in uno scontro personale.

Lo scontro tra Andrea Scanzi e Gianni Alemanno è esploso sul carcere, ma prima della lite c’era una questione politica molto più pesante: antifascismo, AfD e il rapporto della destra italiana con Vannacci.
Dall’AfD a Vannacci
Nella puntata del 9 settembre, dedicata anche all’avanzata dell’estrema destra in Germania, Scanzi ha riconosciuto il peso elettorale dell’AfD ma ha contestato l’idea di poter ignorare gli elementi più controversi del partito. Alemanno ha replicato sostenendo di non aver mai sentito parlare di «razza» dall’AfD. Da lì Scanzi ha chiamato in causa Vannacci: «Quindi non ha mai sentito parlare Vannacci».
Il richiamo nasce dalle pagine del Mondo al contrario sulle differenze tra «etnie, per non chiamarle razze» e dalle polemiche sui tratti somatici di Paola Egonu e sull’idea di italianità. Negli anni successivi quelle posizioni sono diventate una parte riconoscibile del profilo politico di Vannacci.
Alemanno ha reagito accusando Scanzi di dire «stupidaggini» e di essere infastidito dal consenso del generale. La temperatura è salita: «Quando parla Vannacci ascolti Tony Effe?», ha risposto Scanzi, prima di arrivare alla frase che ha spostato il confronto dal piano politico a quello personale: «Vola basso, stavi in galera fino all’altro giorno, stai calmo».
«Non prendo lezioni da te»
Alemanno ha insistito: «Vannacci non ha mai parlato di razza» e ha accusato Scanzi di dire il falso. Il giornalista ha rilanciato tornando sulle vicende giudiziarie dell’ex sindaco: «Non prendo lezioni da te che eri in galera fino all’altro giorno». A quel punto Bianca Berlinguer è intervenuta per fermare l’escalation.
Alemanno ha scontato un anno, cinque mesi e 24 giorni a Rebibbia, fino al 24 giugno 2026, nel filone Mondo di Mezzo dopo la revoca della misura alternativa. Uscito dal carcere, ha continuato a proclamarsi innocente e a denunciare le condizioni del sistema penitenziario.
Una discussione politica finita nello scontro personale
Il passaggio sul carcere ha inevitabilmente monopolizzato il finale, ma rischia di nascondere ciò da cui tutto era partito. Alemanno ha rivendicato una formazione politica che rispetta la Costituzione ma rifiuta l’antifascismo come propria definizione, mentre il confronto sull’AfD ha riportato al centro il rapporto della nuova destra italiana con movimenti e linguaggi che in Europa continuano a generare controversie.
Scanzi aveva quindi un argomento politico su cui incalzare Alemanno. Quando però il confronto è scivolato dal “che cosa sostieni” al “sei stato in carcere”, il rumore televisivo ha preso il posto della questione. E alla fine la frase destinata a circolare non è stata quella sull’antifascismo, ma quella su Rebibbia.
RotoNotizie | © riproduzione riservata
foto: © Andrea Scanzi/YouTube – frame video “E’ sempre Carta Bianca”
