ADDIO EMMA

Emma Bonino, una vita a costringere l’Italia a scegliere

È morta a 78 anni una delle figure più riconoscibili del radicalismo italiano. Dall’aborto ai diritti civili, dall’Europa alla politica internazionale, per mezzo secolo ha portato nel dibattito questioni che l’Italia spesso avrebbe preferito evitare.

Emma Bonino è morta a 78 anni dopo oltre mezzo secolo di politica e battaglie civili. Una storia iniziata nella disobbedienza radicale e arrivata fino al Parlamento, alla Commissione europea e alla Farnesina.

Si potevano contestare le sue battaglie, molto più difficilmente ignorarle: Emma Bonino ha trascorso cinquant’anni costringendo l’Italia a prendere posizione.

Per raccontarla non basta mettere in fila gli incarichi. Deputata, europarlamentare, commissaria europea, vicepresidente del Senato, ministra, leader radicale e poi tra i volti di +Europa: tutto vero, tutto importante. Ma non basta a spiegare perché Emma Bonino abbia occupato per decenni uno spazio politico molto più grande dei voti dei partiti con cui si presentava.

La sua politica nasce fuori dai palazzi. Nel 1975, quando l’aborto era ancora clandestino, Bonino si autodenunciò per aver praticato interruzioni di gravidanza e venne arrestata. Non era una provocazione costruita per una telecamera: era disobbedienza civile allo stato puro, mettere il proprio corpo davanti alla legge per costringere lo Stato a vedere ciò che preferiva ignorare. Tre anni dopo sarebbe arrivata la 194.

Da lì il percorso si intrecciò con quello dei Radicali e con Marco Pannella, dentro una stagione che aveva già scosso il Paese sul divorzio e che avrebbe continuato a farlo su aborto, obiezione di coscienza, nucleare, droghe, giustizia, carceri, diritti delle donne, libertà individuali. Molte di quelle battaglie furono minoritarie, alcune sconfitte, altre accolte solo anni dopo. Bonino non ha mai avuto bisogno di essere nella maggioranza per considerare una causa politicamente utile.

Dalla disobbedienza alle istituzioni

Nel 1976 entrò alla Camera a 28 anni. Poi tornò più volte in Parlamento, passò al Parlamento europeo, fino alla nomina a commissaria europea con deleghe alla Pesca, ai consumatori, agli aiuti umanitari e poi alla sicurezza alimentare. L’attivista che aveva sfidato apertamente le leggi italiane entrava nelle istituzioni europee senza cambiare metodo: la politica come pressione, come battaglia, come responsabilità personale.

Poi la battaglia uscì dai confini italiani. Nei Balcani, in Africa, in Medio Oriente, in Afghanistan: tribunali per i crimini di guerra, Corte penale internazionale, moratoria sulla pena di morte, campagne contro le mutilazioni genitali femminili. Nessuno Tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia: sigle che raccontano un’idea di politica che non si ferma ai confini.

Nel 2006 entrò nel secondo governo Prodi; dal 2008 al 2013 fu vicepresidente del Senato; nel 2013 Letta le affidò la Farnesina. Anche da ministra degli Esteri continuò a difendere la prospettiva federalista europea: per lei non era una formula diplomatica, ma una scelta politica.

Una politica quasi sempre più grande dei suoi voti

C’è una contraddizione che attraversa tutta la sua storia: Bonino è stata spesso più popolare dei partiti con cui correva. Ha avuto un riconoscimento pubblico e internazionale molto più ampio della forza parlamentare del mondo radicale, fino alla nascita di +Europa, costruita attorno a una visione nettamente europeista, liberale e garantista.

Non tutte le sue posizioni hanno raccolto consenso, e sarebbe sbagliato trasformare la sua morte in una cancellazione retroattiva delle controversie. Bioetica, droghe, famiglia, immigrazione: scontri durissimi, soprattutto con il mondo cattolico e conservatore. Ma anche gli avversari hanno dovuto riconoscerle una cosa sempre più rara nella politica italiana: la disponibilità a pagare personalmente il prezzo delle proprie convinzioni.

Quando nel 2015 annunciò pubblicamente la diagnosi di tumore al polmone, disse che avrebbe continuato a lavorare compatibilmente con le cure. Qualche mese dopo comunicò la remissione. Trasformò un fatto privato in una scelta pubblica, senza però permettergli di definirla.

Negli ultimi anni aveva continuato a intervenire su Europa, diritti, politica italiana, crisi internazionali. Il fisico era più fragile, la voce no.

Una vita a costringere l’Italia a scegliere

Non occorre condividere tutte le sue battaglie per capire cosa ha rappresentato. Bonino ha portato la politica dove era più scomodo portarla, dentro questioni sulle quali il compromesso spesso consisteva nel non decidere. Aborto, diritti individuali, pena di morte, giustizia internazionale, mutilazioni genitali, federalismo europeo: il suo metodo era mettere il problema davanti alla società e impedirle di voltarsi dall’altra parte.

La sua eredità si misura meno nelle elezioni vinte che nelle discussioni che ha costretto il Paese ad affrontare. Non quante volte abbia avuto ragione, ma quante volte abbia obbligato l’Italia a prendere posizione.

Emma Bonino ha passato mezzo secolo a costringere un Paese a scegliere, anche quando quel Paese avrebbe preferito non farlo.

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FOTO: © RaiNews – frame video

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