SALUTE PUBBLICA E POTERE

Trump rilancia il calendario vaccinale sospeso dal giudice: l’MPR va diviso, ma i vaccini non esistono

Da 17 a 11 immunizzazioni raccomandate a tutti, più appuntamenti per le famiglie e il Dipartimento di Giustizia mobilitato contro le leggi degli Stati: l’ordine apre tre fronti contemporaneamente.

Donald Trump rimette in movimento la riforma del calendario pediatrico già sospesa da un tribunale federale e chiede di separare morbillo, parotite e rosolia. Ma negli Stati Uniti i tre vaccini monovalenti non sono disponibili e l’ordine esecutivo non basta a renderli utilizzabili.

Trump rilancia il calendario vaccinale sospeso dal giudice: l’MPR va diviso, ma i vaccini non esistono
Un giudice aveva già sospeso il nuovo calendario. Trump lo rilancia e chiede di dividere l’MPR in tre vaccini che negli Stati Uniti non sono disponibili.

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Un ordine esecutivo può cambiare la politica sanitaria, ma non può far comparire sul mercato vaccini che non ci sono. È la contraddizione al centro del provvedimento con cui Donald Trump riduce il calendario pediatrico americano e chiede di separare morbillo, parotite e rosolia, oggi riuniti nel vaccino MPR.

Il testo firmato alla Casa Bianca porta da 17 a 11 le immunizzazioni comprese nel nucleo raccomandato a tutti i bambini. Le altre non vengono vietate, ma spostate verso indicazioni riservate ai soggetti più esposti oppure alla decisione condivisa tra medico e famiglia. Cambia quindi il peso della raccomandazione pubblica e, con esso, il messaggio trasmesso a genitori, pediatri e assicurazioni.

Il calendario che un giudice aveva fermato

La riforma, in realtà, non è nuova. La sua struttura era già stata introdotta a gennaio dal Dipartimento della Salute guidato da Robert F. Kennedy Jr., ma il 16 marzo un giudice federale ne aveva sospeso l’applicazione.

Il tribunale aveva contestato il percorso seguito dall’amministrazione, rilevando possibili violazioni delle procedure previste per modificare le politiche vaccinali e per nominare il comitato consultivo del CDC. Erano stati congelati sia il nuovo calendario sia i voti espressi dagli esperti scelti da Kennedy.

L’ordine di Trump non cancella l’ingiunzione e non chiude la causa. Ripropone però attraverso la Casa Bianca la stessa direzione politica, riaprendo uno scontro destinato a tornare davanti ai giudici.

L’MPR separato, ma i tre vaccini non ci sono

Il punto più difficile da applicare riguarda morbillo, parotite e rosolia. Trump vuole che le tre componenti vengano somministrate separatamente e, possibilmente, durante visite differenti.

Negli Stati Uniti, però, i vaccini monovalenti contro queste malattie non sono disponibili. Il CDC indica soltanto il vaccino combinato MMR, corrispondente all’italiano MPR, e l’MMRV, che comprende anche la varicella.

Per attuare il piano sarebbe quindi necessario produrre nuovamente i singoli vaccini, autorizzarli e organizzarne la distribuzione. Nel frattempo l’indicazione presidenziale rimane priva degli strumenti necessari per essere applicata.

Il calendario americano prevede oggi due dosi di MPR durante l’infanzia. Separare ogni componente significherebbe moltiplicare le iniezioni e, se davvero dovessero essere effettuate in giornate diverse, anche gli appuntamenti dal pediatra.

Merck, uno dei produttori del vaccino combinato, ha spiegato che non esistono prove di un beneficio ottenuto dividendo le tre componenti. Il rischio concreto è invece quello di ritardare le somministrazioni o lasciare incompleto il ciclo vaccinale.

La battaglia contro le leggi degli Stati

L’ordine non interviene soltanto sul calendario. Trump chiede anche al Dipartimento di Giustizia di sostenere le contestazioni contro le leggi statali considerate incompatibili con i diritti religiosi e con la libertà di scelta dei genitori.

Negli Stati Uniti sono però i singoli Stati, e non direttamente il governo federale, a stabilire quali vaccinazioni siano necessarie per frequentare le scuole e quali esenzioni possano essere riconosciute. La riforma sanitaria diventa così anche una battaglia sui poteri della Casa Bianca e sull’autonomia delle amministrazioni locali.

Sul piano scientifico non sono emersi nuovi dati capaci di giustificare la separazione dell’MPR o di collegare le vaccinazioni all’autismo. L’Organizzazione mondiale della sanità ha ricordato che i calendari vengono costruiti sulla base dei rischi presenti in ciascun Paese e di oltre sessant’anni di osservazioni. Confrontare soltanto il numero delle dosi previste negli Stati Uniti con quello di altre nazioni non basta a dimostrare che il sistema americano sia eccessivo.

Anche gli esperti italiani contestano la decisione. Pier Luigi Lopalco osserva che tre prodotti separati non riducono gli effetti indesiderati e aumentano invece punture e disagi. Gianni Rezza sottolinea l’assenza di nuove evidenze scientifiche, mentre Fabrizio Pregliasco riassume il problema in una frase: «Nella scienza il gold standard non viene stabilito per decreto».

Per ora l’effetto più immediato dell’ordine non è un calendario più sicuro, ma un sistema più incerto. Il piano rilancia una riforma già sospesa, affida ai tribunali lo scontro con gli Stati e chiede alle famiglie di orientarsi verso vaccini che sul mercato americano non sono disponibili.

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FOTO: Frame dal video DRM NEWS/Youtube

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