Trump trasforma il muro in un videogioco, Tetris non ci sta
La schermata di “Build the Wall”, il videogioco pubblicato dalla Casa Bianca nella nuova piattaforma Arcade – The White House

CASA BIANCA ARCADE

Trump trasforma il muro in un videogioco, Tetris non ci sta

La Casa Bianca lancia una sala giochi online per promuovere l’agenda del presidente. “Build the Wall” ricorda il celebre puzzle, ma la società che detiene il marchio chiarisce di non aver autorizzato nulla e solleva il nodo del copyright.

La politica sull’immigrazione diventa un videogioco da browser, con blocchi da impilare, un confine da difendere e una presunta “orda” da fermare. La nuova Arcade della Casa Bianca porta l’agenda di Donald Trump dentro l’estetica dei videogame anni Ottanta, ma uno dei titoli ha già aperto un fronte inatteso: The Tetris Company prende le distanze da “Build the Wall” e avverte che l’utilizzo non autorizzato della propria proprietà intellettuale viene preso molto seriamente.

La Casa Bianca trasforma muro e deportazioni in videogiochi retrò. Ma “Build the Wall” somiglia a Tetris e la società proprietaria del marchio prende le distanze.

Non è una pagina realizzata da sostenitori del presidente né una produzione esterna circolata sui social. Arcade è ospitata direttamente sul sito ufficiale della Casa Bianca e propone cinque giochi, con un sesto annunciato come “coming soon”, costruiti attorno ad alcune delle iniziative politiche dell’amministrazione Trump.

Il titolo che ha attirato maggiormente l’attenzione è “Build the Wall”. Sullo schermo cadono blocchi geometrici che il giocatore deve incastrare per alzare una barriera, mentre la pagina presenta la partita come una difesa del confine da una “orda in arrivo”. La somiglianza con il meccanismo che ha reso Tetris uno dei videogiochi più riconoscibili al mondo è evidente e la società che gestisce il marchio ha fatto sapere di non avere partecipato alla realizzazione del gioco né autorizzato l’uso del nome o dei propri contenuti protetti.

La reazione non si limita alla tutela commerciale. The Tetris Company ha accompagnato la presa di distanza con un messaggio che entra direttamente nel significato politico dell’operazione: il gioco, sostiene l’azienda, nasce dall’idea di creare connessioni e unire le persone, non di dividerle. Una contrapposizione particolarmente evidente quando il linguaggio di Tetris viene associato al muro che Donald Trump ha trasformato fin dalla prima campagna presidenziale in uno dei simboli della propria politica sull’immigrazione.

Non c’è soltanto “Build the Wall”

La nuova sala giochi della Casa Bianca mostra che non si tratta di un riferimento isolato. “Rio Run”, ambientato lungo il Rio Grande, utilizza un’altra struttura da videogame classico per mettere il giocatore nei panni di chi pattuglia il confine e blocca figure che rappresentano migranti destinati all’espulsione.

Gli altri titoli spostano la stessa formula su differenti punti dell’agenda presidenziale. “Supply Line” trasforma in gioco le indicazioni alimentari legate al programma Make America Healthy Again; “Trump Savings Tycoon” ruota attorno ai conti di risparmio destinati ai bambini; “Flappy Bill” fa invece volare un’aquila sopra Washington.

La scelta comunicativa è esplicita: politiche pubbliche, slogan e programmi dell’amministrazione vengono presentati attraverso un linguaggio immediatamente riconoscibile a chi è cresciuto con console e giochi arcade. Anche la promozione della piattaforma utilizza richiami all’immaginario videoludico degli anni Ottanta e Novanta, trasformato però in veicolo per l’identità politica della Casa Bianca.

Il problema del copyright

Per “Build the Wall”, tuttavia, la questione rischia di non fermarsi alla polemica politica. The Tetris Company sostiene di non aver concesso alcuna autorizzazione e ha ricordato di considerare seriamente le violazioni dei propri diritti di proprietà intellettuale.

Al momento non è stata annunciata un’azione giudiziaria contro la Casa Bianca e sarebbe prematuro parlare di causa. La posizione della società apre comunque una questione concreta: fino a che punto un’amministrazione pubblica possa riprendere meccaniche, linguaggio visivo e associazioni immediatamente riconducibili a un marchio commerciale senza entrare nel terreno della tutela del copyright e della proprietà intellettuale.

Il paradosso accompagna così il debutto della nuova Arcade. La Casa Bianca ha scelto uno dei linguaggi più universali della cultura pop per promuovere una delle politiche più divisive dell’amministrazione Trump; il proprietario del gioco a cui quella scelta rimanda ha risposto rivendicando esattamente il messaggio opposto.

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FOTO: The White House

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