Trump, CNN, Politico e MS NOW contro il bando della Casa Bianca
La Casa Bianca a Washington, dove CNN, Politico e MS NOW contestano il divieto di accesso imposto dall’amministrazione Trump.

LIBERTÀ DI STAMPA

Trump, CNN, Politico e MS NOW contro il bando della Casa Bianca

Le tre testate chiedono al giudice di mantenere sospesa l’esclusione fino alla fine della causa

CNN, Politico e MS NOW tornano davanti al giudice dopo essere state escluse dalla Casa Bianca per decisione dell’amministrazione Trump. L’accesso è stato ripristinato temporaneamente, ma le testate denunciano nuove esclusioni e chiedono che il divieto resti bloccato fino alla sentenza.

La battaglia sull’accesso alla Casa Bianca porta in tribunale una domanda che riguarda tutta la stampa americana: fino a che punto un presidente può scegliere quali giornalisti ammettere in base a ciò che scrivono o trasmettono?

CNN, Politico e MS NOW hanno chiesto alla giustizia federale di impedire alla Casa Bianca di ripristinare il divieto di accesso imposto alle tre testate mentre prosegue la causa contro l’amministrazione Trump. Il provvedimento temporaneo emesso la scorsa settimana dal giudice distrettuale Timothy Kelly scadrà l’8 ottobre e i gruppi editoriali chiedono ora un’ingiunzione preliminare che consenta ai loro giornalisti di continuare a lavorare dalla Casa Bianca fino alla conclusione del procedimento.

Il ricorso arriva dopo settimane di tensione con un’amministrazione che ha motivato l’esclusione contestando il modo in cui le tre testate raccontano la presidenza. CNN, Politico e MS NOW sostengono invece che il provvedimento punisca una linea editoriale sgradita e violi tanto il Primo Emendamento quanto le garanzie procedurali riconosciute ai giornalisti accreditati. Nella nuova istanza gli avvocati osservano inoltre che, nonostante l’ordine del tribunale, la Casa Bianca avrebbe continuato ad applicare le restrizioni in maniera irregolare.

La tensione è proseguita anche dopo l’ordine del giudice. Il 26 settembre CNN è stata esclusa dal turno che le assegnava il ruolo di rete televisiva del pool presidenziale, il gruppo ristretto di giornalisti incaricato di seguire gli eventi ai quali non può partecipare l’intero corpo stampa e di condividere poi il materiale con le altre testate; ABC, CBS, NBC e Fox hanno reagito sospendendo temporaneamente il meccanismo del pool per non sostituire l’emittente, che pochi giorni dopo è stata nuovamente esclusa da Air Force One durante un viaggio di Trump in Tennessee, spingendo ancora una volta le altre reti a rifiutare di prenderne il posto.

Il procuratore generale Todd Blanche ha difeso la decisione della Casa Bianca sostenendo che l’accesso alla sede della presidenza rappresenti un privilegio e non un diritto e che Trump possa quindi decidere chi ammettere su Air Force One. Ha inoltre collegato le restrizioni alla diffusione di quelle che l’amministrazione considera informazioni false, richiamando anche ragioni di sicurezza nazionale.

Proprio quest’ultima argomentazione non ha convinto il giudice Kelly, che nell’ordinanza con cui ha temporaneamente restituito l’accesso alle tre testate ha espresso dubbi sul fatto che la sicurezza nazionale rappresenti realmente la ragione alla base del provvedimento. Il magistrato ha inoltre contestato l’assenza di un procedimento che consentisse alle organizzazioni coinvolte di conoscere formalmente le accuse e difendersi prima di perdere l’accredito.

La causa porta quindi davanti al tribunale una questione che va oltre le tre redazioni direttamente coinvolte. La Casa Bianca non è obbligata a concedere a ogni giornalista un accesso illimitato al presidente, ma una volta istituito un sistema di accrediti non può necessariamente utilizzarlo per discriminare una testata sulla base del contenuto della sua copertura. È su questa distinzione che i tre gruppi editoriali costruiscono la contestazione costituzionale contro l’amministrazione.

Il confronto si inserisce in un rapporto sempre più conflittuale tra la seconda presidenza Trump e una parte dei media americani, già segnato da limitazioni all’accesso dei reporter, controversie sul pool della Casa Bianca e altre iniziative giudiziarie che chiamano in causa il Primo Emendamento. Per le tre testate, permettere alla presidenza di scegliere chi può entrare sulla base della copertura giornalistica significherebbe trasformare l’accredito in uno strumento di pressione editoriale; l’amministrazione rivendica invece un margine molto più ampio nel decidere chi possa accedere agli spazi presidenziali.

La prossima scadenza è l’8 ottobre. Senza un nuovo intervento del tribunale, l’ordine temporaneo che ha riammesso CNN, Politico e MS NOW perderà efficacia e la Casa Bianca potrebbe tornare ad applicare integralmente il divieto. È per evitare che questo accada prima che un giudice decida nel merito che le tre organizzazioni hanno chiesto di mantenere l’accesso per tutta la durata della causa.

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FOTO: Casa Bianca

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