Trump vuole i tassi all’1%, Warsh li porta al 4%
Donald Trump e Kevin Warsh. La Federal Reserve ha alzato i tassi al 3,75-4%, mentre il presidente americano continua a chiedere un costo del denaro all’1% o meno.

FED CONTRO TRUMP

Trump vuole i tassi all’1%, Warsh li porta al 4%

La Fed scelta dal presidente rialza il costo del denaro mentre la Casa Bianca promette assegni da 5.000 dollari

Il primo rialzo dell’era Warsh porta i tassi al 3,75-4% e ne prepara almeno un altro entro dicembre. Trump reagisce chiedendo l’1% o meno, mentre inflazione, dazi, energia e nuovi stimoli fiscali spingono l’economia nella direzione opposta.

Trump vuole contemporaneamente prezzi più bassi, denaro quasi gratuito e 5.000 dollari nelle tasche degli elettori: la Fed ha appena certificato quanto sia difficile far convivere le tre promesse.

Donald Trump aveva scelto Kevin Warsh per cambiare la Federal Reserve e ottenere finalmente quei tassi più bassi che per mesi aveva inutilmente preteso da Jerome Powell. Meno di quattro mesi dopo il suo insediamento, il nuovo presidente della banca centrale ha fatto esattamente il contrario: il Federal Open Market Committee ha alzato all’unanimità il costo del denaro di un quarto di punto, portando il tasso sui federal funds al 3,75-4%, e sedici dei diciotto membri che hanno presentato le proprie proiezioni ritengono necessario almeno un altro rialzo entro la fine dell’anno. La Fed vede il tasso mediano al 4,1% non soltanto a dicembre, ma anche alla fine del 2027.

Trump ha aspettato poche ore prima di mettere per iscritto quanto quelle cifre siano lontane dal suo programma economico. Gli Stati Uniti, ha sostenuto, dovrebbero avere tassi all’1% o persino più bassi, e la Federal Reserve dovrebbe ridurli rapidamente. Tra ciò che chiede la Casa Bianca e ciò che la banca centrale considera necessario si è quindi aperto uno scarto vicino ai tre punti percentuali, enorme per una politica monetaria nella quale normalmente si discute di movimenti da 25 punti base.

Il contrasto sarebbe già politicamente esplosivo se riguardasse soltanto i rapporti tra un presidente e il capo della Fed che lui stesso ha nominato. Diventa molto più interessante guardando alle ragioni che hanno portato Warsh a votare per il rialzo. L’economia americana non sta entrando in recessione: la Federal Reserve ha anzi alzato dal 2,2 al 2,3% la previsione di crescita per il 2026 e abbassato dal 4,3 al 4,1% quella sulla disoccupazione. Il problema è che l’inflazione PCE viene ora stimata al 3,7% a fine anno, quella core al 3,4%, e il ritorno stabile al target del 2% è stato spostato al 2029. La banca centrale sta quindi stringendo la politica monetaria mentre crescita e occupazione rimangono solide perché considera la pressione sui prezzi troppo persistente per aspettare.

Dentro quella pressione ci sono fattori che Trump non controlla, come lo shock energetico prodotto dalla guerra con l’Iran, ma anche elementi direttamente collegati alle scelte della sua amministrazione. Reuters indica tra le cause dell’inflazione ancora elevata l’effetto dei dazi sulle importazioni, insieme all’aumento dei prezzi dell’energia e al boom degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Il rialzo della Fed finisce così per registrare una realtà scomoda per la Casa Bianca: dopo avere promesso agli americani una rapida riduzione del costo della vita, Trump arriva a meno di due mesi dalle elezioni di midterm con la benzina circa un terzo più cara rispetto a un anno fa, mutui trentennali vicini al 7% e una banca centrale costretta ad aumentare ulteriormente il prezzo del credito.

I 5.000 dollari cambiano significato dopo il rialzo della Fed

Soltanto una settimana fa Trump ha aggiunto al quadro la promessa forse più aggressiva della sua campagna: 5.000 dollari a ogni adulto americano se i repubblicani manterranno Camera e Senato alle midterm. Su RotoNotizie avevamo già ricostruito il meccanismo politico e finanziario di quella promessa, legata direttamente alla vittoria del GOP e priva finora di una copertura credibile. Trump promette 5.000 dollari se vince il GOP: il consenso diventa cashback

Distribuire 5.000 dollari a circa 240 milioni di adulti significa mettere in circolazione almeno 1.200 miliardi di dollari. Le entrate tariffarie indicate dall’amministrazione non si avvicinano alla cifra necessaria e qualsiasi differenza dovrebbe essere trovata attraverso altre entrate, tagli o nuovo debito. Trump e il segretario al Tesoro Scott Bessent non hanno però accantonato il progetto; continuano a sostenerne la fattibilità in caso di vittoria repubblicana.

Letta prima della riunione della Fed, quella promessa poteva apparire soprattutto come una gigantesca operazione elettorale. Letta dopo la decisione di Warsh, diventa anche un problema di politica monetaria. Una distribuzione una tantum da 1.200 miliardi equivarrebbe a oltre il 5% dell’attuale massa monetaria M2, secondo il calcolo riportato nell’analisi di Reuters, proprio mentre la crescita di M2 è già tornata sopra il 5% annuo per la prima volta in quattro anni. Warsh ha costruito una parte importante della propria reputazione sulla convinzione che l’esplosione della quantità di moneta durante la pandemia sia stata sottovalutata dalla Fed e abbia contribuito alla successiva fiammata inflazionistica.

Il rialzo deciso il 16 settembre nasce dalle condizioni dell’economia americana, non da una promessa elettorale che per ora non è nemmeno diventata una proposta legislativa. Ma il contrasto resta evidente: Trump sta mettendo sul tavolo per il futuro proprio quel tipo di espansione della domanda che la Fed considera rischioso mentre l’inflazione continua a correre troppo.

Se quei 5.000 dollari venissero davvero distribuiti, milioni di famiglie si troverebbero contemporaneamente con maggiore capacità di spesa. Una parte verrebbe risparmiata, ma un’altra finirebbe in consumi, investimenti e acquisti in un’economia che la Fed descrive già come caratterizzata da domanda interna resistente, investimenti robusti e mercato del lavoro vicino alla piena occupazione. A parità di offerta, una nuova spinta alla domanda renderebbe ancora più difficile riportare rapidamente i prezzi al 2%, soprattutto se nel frattempo restassero in vigore tariffe elevate sulle importazioni e persistesse lo shock energetico.

Pretendere nello stesso momento tassi all’1% aggiungerebbe un’altra accelerazione. Un costo del denaro drasticamente più basso rende più economici mutui, prestiti e investimenti, stimola credito e consumi e tende quindi a sostenere ulteriormente la domanda. È una politica perfettamente comprensibile per un presidente che vuole presentarsi alle midterm con famiglie e imprese meno schiacciate dagli interessi, ma entra frontalmente in conflitto con la necessità della Fed di togliere pressione da un’economia nella quale i prezzi continuano a crescere troppo velocemente.

Warsh doveva essere la soluzione al problema Fed di Trump

La scelta di Warsh rende la situazione particolarmente delicata per la Casa Bianca. Trump non ha ereditato questo presidente della Fed da un’amministrazione precedente: lo ha scelto lui, dopo anni di scontri violentissimi con Powell, nella convinzione che con una nuova guida sarebbe stato possibile imprimere una direzione diversa alla politica monetaria. Reuters ricorda che Warsh si è insediato a fine maggio con l’aspettativa della Casa Bianca di un percorso di riduzione dei tassi. Il suo primo vero cambio di politica monetaria è invece stato un rialzo approvato con un voto 12 a zero.

Warsh non ha trasformato la conferenza stampa in una sfida personale al presidente. Ha descritto un’economia diventata più forte dall’ultima riunione e un mercato del lavoro vicino alla piena occupazione, individuando nell’inflazione il problema ancora irrisolto. La formulazione utilizzata dalla Fed è altrettanto significativa: il rialzo dovrebbe consentire un ritorno più tempestivo verso l’obiettivo del 2%. Non è il linguaggio di una banca centrale che pensa di avere quasi terminato il lavoro.

Le nuove proiezioni rafforzano il messaggio. A giugno il tasso mediano previsto dai membri della Fed per la fine del 2026 era 3,8%; adesso è 4,1%. Per il 2027 è passato dal 3,6 al 4,1%. La banca centrale non ha semplicemente effettuato un rialzo: ha spostato verso l’alto l’intera traiettoria dei tassi che considera compatibile con il ritorno alla stabilità dei prezzi.

L’effetto politico arriva nel momento peggiore per Trump. La decisione successiva prevista dalla Fed cadrà ancora più vicino alle midterm, mentre gli elettori dovranno scegliere se lasciare ai repubblicani il controllo del Congresso. Una nuova stretta monetaria significherebbe entrare nella fase finale della campagna con una Casa Bianca che promette denaro agli elettori e una banca centrale guidata da un uomo scelto da Trump che continua invece a renderlo più caro.

Il problema di Trump non è più Powell

Per anni il presidente ha potuto attribuire a Jerome Powell la responsabilità di tassi che considerava troppo elevati, presentando la Federal Reserve quasi come un ostacolo esterno alla propria politica economica. Con Warsh questa narrazione diventa molto più difficile, perché la decisione arriva da una Fed che Trump ha appena contribuito a ridisegnare e perché il rialzo è stato unanime.

L’amministrazione può continuare a sostenere che i tassi siano troppo alti, ma la distanza tra l’1% chiesto dal presidente e il 4,1% indicato dai banchieri centrali non nasce da una disputa astratta sull’ideologia monetaria. Nasce da una previsione molto concreta: l’inflazione americana non tornerà al 2% prima del 2029, nonostante tassi intorno al 4%.

Ridurre drasticamente quei tassi mentre si mantengono dazi, si affronta uno shock energetico e si prospetta una distribuzione di 1.200 miliardi agli elettori richiederebbe credere che tutte queste spinte possano convivere senza riaccendere ulteriormente i prezzi. La Fed, almeno per ora, non ci crede.

Trump sta così entrando nella campagna per le midterm con una politica economica costruita su obiettivi che funzionano bene separatamente nel messaggio elettorale ma diventano molto più difficili da tenere insieme nella realtà: vuole restituire migliaia di dollari ai cittadini, rendere il credito drasticamente più economico e abbassare rapidamente l’inflazione.

Warsh gli ha appena ricordato che la moneta non obbedisce ai comizi.

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