PRESSIONE MASSIMA

Trump lancia la guerra economica all’Iran: «Conseguenze enormi per chi lo aiuta»

Il presidente annuncia un isolamento economico «su scala senza precedenti» e minaccia pesanti ripercussioni anche contro Paesi, banche e imprese che continueranno a tenere aperti i canali con Teheran.

Donald Trump passa dalle minacce all’annuncio di una nuova offensiva contro l’Iran. La pressione non riguarda più soltanto Teheran: Washington avverte governi, istituzioni finanziarie, compagnie e intermediari di tutto il mondo che qualsiasi sostegno economico alla Repubblica islamica potrà avere conseguenze. Le misure operative non sono ancora state rese note, ma il messaggio punta direttamente alle reti che permettono all’Iran di commerciare petrolio e muovere denaro nonostante le sanzioni.

Trump lancia la guerra economica all’Iran: «Conseguenze enormi per chi lo aiuta»
Trump annuncia una guerra economica senza precedenti contro l’Iran e avverte anche i Paesi che continueranno a offrirgli una «via di salvezza».

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Donald Trump ha annunciato quella che definisce una «schiacciante operazione economica» contro l’Iran. Nel messaggio pubblicato su Truth Social il presidente parla di «guerra economica» e di un isolamento su una scala mai raggiunta prima, sostenendo che Teheran abbia lasciato cadere l’opportunità offerta dagli Stati Uniti per arrivare a un accordo.

L’annuncio arriva dopo la scadenza del memorandum di 60 giorni negoziato a giugno e mentre Washington e Teheran restano lontane sulle condizioni per una nuova intesa. Nelle stesse ore Trump ha lasciato aperta la possibilità di tornare a negoziare «a un certo punto», ma ha affermato di considerare favorevole l’attuale posizione americana e continua a porre come condizione essenziale l’impossibilità per l’Iran di dotarsi di un’arma nucleare.

Nel mirino anche chi continua ad aiutare l’Iran

La novità più pesante dell’annuncio riguarda i Paesi terzi. Trump avverte che qualsiasi Stato permetta alle proprie istituzioni finanziarie, alle imprese, agli aeroporti o agli organismi governativi di offrire sostegno economico all’Iran potrà essere colpito da forti conseguenze economiche.

Il presidente indica esplicitamente alcuni dei circuiti che Washington vuole interrompere: traffico clandestino di petrolio, linee di swap, trasferimenti di contante, uffici di cambio, registri navali e società utilizzate per aggirare le restrizioni. Non è stato però ancora annunciato un nuovo pacchetto dettagliato né sono stati precisati gli strumenti con i quali gli Stati Uniti intendano colpire gli Stati e le società che continueranno a operare con Teheran.

L’obiettivo sposta quindi la pressione oltre i confini iraniani. Le sanzioni americane hanno già colpito la flotta ombra, assicuratori, intermediari finanziari e società legate al commercio energetico. Dall’inizio del secondo mandato di Trump, l’OFAC ha sottoposto a misure restrittive oltre mille persone, navi e aeromobili collegati all’Iran.

La Cina diventa il passaggio più delicato

Trump non ha indicato singoli Paesi nel suo messaggio. Ma l’estensione della pressione a chi acquista petrolio iraniano rende inevitabilmente delicato il rapporto con la Cina.

Secondo dati Kpler relativi al 2025 riportati da Reuters, oltre l’80% del petrolio iraniano trasportato via mare era diretto verso la Cina, con un ruolo importante delle raffinerie indipendenti conosciute come teapots. Washington ha già colpito alcune entità cinesi e di Hong Kong accusate di facilitare i pagamenti iraniani, mentre un eventuale intervento contro grandi banche cinesi potrebbe avere conseguenze molto più ampie nei rapporti tra Washington e Pechino.

Tra le opzioni studiate dall’amministrazione figurano infatti nuove sanzioni secondarie contro raffinerie e intermediari, una stretta sulle reti utilizzate per trasformare i ricavi petroliferi iraniani in importazioni e maggiori pressioni sugli operatori che consentono a Teheran di aggirare il sistema finanziario occidentale. Reuters segnala inoltre che al Congresso è in discussione una normativa che potrebbe ampliare i poteri del presidente nell’imporre misure commerciali contro i Paesi che facilitano gli scambi iraniani.

Bessent aveva anticipato la stretta

L’annuncio di Trump era stato preparato nei giorni scorsi dal segretario al Tesoro Scott Bessent. Il 13 agosto aveva preannunciato misure mai viste prima nella storia dell’isolamento economico di un Paese, affiancate alla prosecuzione del blocco navale contro i porti iraniani.

Washington sta quindi combinando pressione finanziaria e pressione marittima. Il CENTCOM afferma che 65 navi commerciali sono state deviate da quando il blocco è stato ripristinato il 14 luglio. Trump sostiene che l’operazione nello Stretto di Hormuz sia «estremamente efficace» e ha confermato che ulteriori sanzioni rimangono disponibili.

L’Iran continua invece a subordinare una piena riapertura dello Stretto alla rimozione del blocco americano, all’allentamento delle sanzioni e al rispetto degli impegni contenuti nell’intesa di giugno. La nuova offensiva economica annunciata da Trump allontana per ora quelle condizioni e aumenta il rischio che lo scontro si trasferisca sempre più dal campo militare alle rotte petrolifere, ai sistemi di pagamento e ai rapporti commerciali tra Washington e i Paesi che mantengono legami con Teheran.

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Foto: frame video © Associated Press – AP / YouTube

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