SCONTRO CON LA STAMPA

Trump contro i media: ora chiede di punire una giornalista NBC

Il presidente vuole segnalare Kristen Welker alla FCC dopo una frase sui candidati da lui sostenuti. NBC la difende, mentre cresce anche lo scontro sull’accesso della stampa al G20

Sono bastate due parole, “risultati misti”, per aprire un nuovo fronte tra Donald Trump e i media americani. Il presidente ha annunciato che segnalerà alla FCC la conduttrice di Meet the Press Kristen Welker chiedendo un richiamo o una punizione.

Trump contro i media: ora chiede di punire una giornalista NBC

Una valutazione sui risultati delle sue endorsement scatena Trump contro NBC. Ma nello stesso giorno un’altra disputa coinvolge il Tesoro e alcuni dei maggiori giornali economici americani.

Le parole di Welker che hanno fatto infuriare Trump

Donald Trump ha contestato duramente una valutazione espressa da Kristen Welker durante Meet the Press, accusandola di aver fornito una rappresentazione falsa dei risultati ottenuti dai candidati da lui sostenuti nelle primarie repubblicane. La conduttrice aveva parlato di “risultati misti”, una definizione che ha provocato la reazione di Trump e portato la vicenda dalla trasmissione televisiva alla FCC

Trump ha rivendicato un tasso di successo molto più elevato per i propri endorsement e ha accusato Welker di aver deliberatamente distorto i dati. Su Truth Social ha annunciato che la giornalista sarà segnalata alla Federal Communications Commission, chiedendo per lei un «richiamo o una punizione» e invitando il presidente dell’autorità, Brendan Carr, a prendere la vicenda «molto seriamente». NBC News ha risposto difendendo apertamente la conduttrice, definendola una delle migliori professioniste dell’emittente.

Cosa può fare davvero la FCC

La richiesta presidenziale porta la polemica sul terreno dei poteri della Federal Communications Commission. La FCC assegna e controlla le licenze delle emittenti che utilizzano le frequenze pubbliche, ma i suoi margini di intervento sui contenuti giornalistici sono limitati dal Primo Emendamento. L’autorità non stabilisce se una valutazione editoriale sia corretta, scorretta o politicamente faziosa e chiarisce che non apre indagini sulla semplice presunta inaccuratezza dell’informazione.

Revocare o minacciare una licenza per un’opinione espressa da un giornalista porrebbe quindi problemi costituzionali molto seri. Il nodo diventa più delicato perché Carr, nominato da Trump alla guida della Commissione, ha già assunto una posizione più aggressiva nei confronti delle grandi reti televisive, aprendo controversie che hanno alimentato il dibattito sull’utilizzo delle licenze come strumento di pressione sui broadcaster.

Trump allarga l’attacco anche ai sondaggi

Welker non è stata l’unico obiettivo della giornata. Trump ha contestato nuovamente anche i sondaggi pubblicati dai media che mostrano un calo del suo consenso e ha invocato ancora una volta l’intervento della FCC. In questo caso i poteri dell’autorità sono ancora più circoscritti: molti sondaggi vengono realizzati da università o istituti demoscopici, mentre la FCC non esercita alcun controllo sulla carta stampata né sulle televisioni via cavo.

Anche sui sondaggi Trump ha quindi chiamato in causa la FCC, estendendo la contestazione dai risultati pubblicati al possibile intervento dell’autorità federale che regola una parte del sistema televisivo americano.

E al G20 alcuni giornalisti restano fuori

Nelle stesse ore un secondo caso ha riacceso il confronto tra l’amministrazione e la stampa. Il Tesoro americano ha negato l’accredito ad alcuni giornalisti di New York Times, Wall Street Journal e Bloomberg News per la riunione dei ministri finanziari del G20 ad Asheville, in North Carolina.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha negato che le esclusioni siano state motivate dall’orientamento delle testate. Il New York Times e Bloomberg hanno invece contestato la decisione, richiamando il principio dell’accesso della stampa a incontri nei quali vengono discusse questioni che comprendono sanzioni, inflazione, debito e guerra con l’Iran.

Non si tratta dello stesso episodio e non ci sono elementi per descrivere le due vicende come parte di un’unica decisione coordinata. La coincidenza temporale, tuttavia, fotografa un rapporto sempre più conflittuale tra l’amministrazione Trump e una parte dell’informazione americana.

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FOTO: Frame video © Fox Business / YouTube

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