La nuova ondata di attacchi russi contro Kyiv arriva mentre l’inverno si avvicina e colpisce punti che servono al funzionamento quotidiano della capitale oltre che alla logistica militare. L’Ucraina risponde cercando di trasferire una parte dello stesso costo dentro la Russia, soprattutto attraverso gli impianti petroliferi. Intorno a questa progressiva estensione della guerra restano aperti sia il confronto sul Donbas sia un canale diplomatico che Washington tenta di riattivare.
La linea del fronte continua a decidere territori e posizioni militari, ma non basta più da sola a descrivere la guerra. La capacità di far funzionare una capitale, proteggere una rete elettrica o mantenere operative raffinerie e vie di rifornimento sta diventando parte sempre più importante del rapporto di forza tra Mosca e Kyiv.
Gli attacchi degli ultimi giorni contro Kyiv mostrano una guerra che continua a consumarsi nelle trincee del Donbas ma che, sempre più spesso, cerca di colpire la capacità dell’avversario di reggere il conflitto lontano dalla linea del fronte. La Russia ha intensificato i raid contro ponti sul Dnipro, reti elettriche, telecomunicazioni e infrastrutture di trasporto della capitale, mentre l’Ucraina ha annunciato che aumenterà gli attacchi contro le raffinerie e il sistema petrolifero russo. Le due strategie non sono equivalenti per mezzi e obiettivi, ma finiscono per convergere su un terreno comune: logistica, energia e infrastrutture stanno diventando parte sempre più rilevante del rapporto di forza tra Mosca e Kyiv.
Il Northern Bridge di Kyiv, colpito nuovamente domenica, rientra nella pressione crescente sui collegamenti della capitale. Mosca sostiene che la struttura venga utilizzata per il trasferimento di truppe e materiale militare, mentre le autorità ucraine hanno riferito danni alla carreggiata, due feriti e conseguenze anche sulla rete dell’acqua calda della zona. Nello stesso ciclo di attacchi sono state colpite infrastrutture logistiche nell’area di Odesa, dentro una campagna che sta estendendo la pressione russa ben oltre le sole installazioni militari e coinvolge ponti, porti, reti energetiche e sistemi di trasporto.
La pressione sulle città si accompagna all’aumento degli attacchi con droni a reazione, più veloci dei modelli a elica impiegati nelle fasi precedenti della guerra e più difficili da intercettare con i sistemi disponibili. Kyiv è costretta in alcuni casi a utilizzare anche gli aerei da combattimento contro questi velivoli, mentre continua a chiedere intercettori e sistemi di difesa aerea agli alleati. La visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz nella capitale ucraina si è inserita proprio in questo quadro: Berlino ha annunciato un ulteriore miliardo di euro di aiuti militari, 350 milioni per il ripristino delle infrastrutture energetiche e nuovi accordi che comprendono missili IRIS-T, radar e sistemi destinati a contrastare i droni a reazione.
L’Ucraina, dal canto suo, non intende limitarsi a una difesa delle proprie città.
Zelensky ha dichiarato che Kyiv intensificherà gli attacchi contro le raffinerie russe come risposta alla nuova campagna aerea di Mosca, escludendo l’intenzione di colpire deliberatamente la popolazione civile. Il ministero della Difesa russo ha replicato annunciando un ulteriore aumento degli attacchi contro strutture militari, industria della difesa e infrastrutture collegate. La scelta ucraina di insistere sul settore petrolifero non nasce adesso, ma assume un peso maggiore perché mira direttamente a uno dei comparti dai quali dipendono entrate, carburanti e capacità logistica dell’economia russa.
La Russia dispone di una profondità territoriale, industriale e demografica molto maggiore, mentre l’Ucraina dipende in misura più elevata dalle forniture esterne per proteggere le città e sostituire rapidamente ciò che viene distrutto; per Kyiv, quindi, colpire raffinerie, impianti energetici e strutture industriali russe significa tentare di compensare almeno in parte quel divario, portando il costo della guerra dentro il territorio avversario e cercando di incidere sulla sua capacità di sostenerla nel tempo.
Energia e infrastrutture dentro il confronto negoziale
Nel rapporto militare tra Mosca e Pyongyang potrebbe ora entrare anche il trasferimento di tecnologie più avanzate, dopo anni nei quali la Corea del Nord ha fornito alla Russia munizioni d’artiglieria, missili balistici e uomini impiegati nel conflitto. Secondo il presidente ucraino, tra queste tecnologie rientrerebbero anche quelle relative ai droni a reazione; l’affermazione non è stata accompagnata da prove pubbliche indipendenti, ma, se confermata, indicherebbe un salto di qualità nella cooperazione tra i due Paesi e mostrerebbe come la guerra in Ucraina stia contribuendo anche alla circolazione internazionale di sistemi d’arma sperimentati direttamente sul campo.
Le forze ucraine continuano a rivendicare successi locali mentre Mosca mantiene la pressione nel Donetsk, ma finora nessuna delle due parti ha prodotto una rottura capace di modificare in modo sostanziale gli equilibri, e la distanza tra le risorse impiegate e i cambiamenti territoriali resta molto ampia. Proprio la difficoltà di ottenere risultati decisivi lungo la linea di contatto contribuisce a spostare una parte crescente dello scontro verso operazioni condotte in profondità, attraverso le quali Russia e Ucraina cercano di ridurre la capacità dell’avversario di sostenere la guerra anche quando il fronte avanza di pochi chilometri o rimane sostanzialmente fermo.
Il tentativo di riaprire uno spazio diplomatico procede mentre questa pressione militare continua ad aumentare, con Kyiv che durante la visita di Friedrich Merz ha confermato la disponibilità a partecipare a nuovi colloqui trilaterali con Stati Uniti e Russia e Washington ancora impegnata nella ricerca di un formato negoziale praticabile. Nelle settimane precedenti era stata discussa anche l’ipotesi di una tregua reciproca sugli impianti energetici, senza che si arrivasse a un’intesa, mentre gli attacchi successivi hanno mostrato quanto proprio quel capitolo sia diventato centrale: ponti, reti elettriche, raffinerie, infrastrutture logistiche e sistemi energetici sono ormai obiettivi attraverso i quali entrambe le parti cercano di modificare le condizioni economiche e materiali nelle quali l’avversario può continuare il conflitto.
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