La presidenza parla di motivi personali e sostiene che la richiesta risalisse a tempo fa. Il cambio arriva però nel momento più delicato per esportazioni, incassi petroliferi e rotte del Golfo.
Poche ore prima dell’annuncio, Paknejad aveva assicurato che i pagamenti per il petrolio già esportato continuavano ad arrivare.
Mohsen Paknejad lascia il ministero del Petrolio iraniano nel momento in cui il settore energetico è diventato uno dei fronti più delicati della crisi che coinvolge Teheran, Washington e le rotte del Golfo. Il presidente Masoud Pezeshkian ha accettato le sue dimissioni e affidato temporaneamente il dicastero a Hamid Bovard, amministratore delegato della National Iranian Oil Company, scegliendo quindi per la transizione un dirigente che proviene direttamente dalla struttura incaricata di gestire produzione ed esportazioni petrolifere del Paese.
La presidenza iraniana sostiene che Paknejad avesse chiesto da tempo di lasciare l’incarico per motivi personali e che Pezeshkian avesse inizialmente tentato di trattenerlo, accettandone le dimissioni soltanto dopo richieste ripetute. Non risultano, al momento, elementi che permettano di attribuire la decisione a divergenze sulla gestione della guerra, delle sanzioni o dei negoziati con gli Stati Uniti, ma il passaggio di consegne arriva quando proprio il ministero del Petrolio deve garantire continuità a una delle principali fonti di entrata dello Stato in condizioni molto diverse da quelle nelle quali Paknejad aveva assunto l’incarico nell’agosto 2024.
Poche ore prima dell’annuncio delle dimissioni, il ministro aveva assicurato che i ricavi relativi al petrolio già esportato continuavano a essere incassati e che i pagamenti sarebbero proseguiti. Una dichiarazione che acquistava particolare rilievo nel quadro attuale, nel quale la capacità iraniana di mantenere operativi i propri canali commerciali e finanziari viene sottoposta contemporaneamente alla pressione delle sanzioni, delle restrizioni alla navigazione e delle conseguenze economiche del conflitto.
Bovard arriva dal cuore dell’industria petrolifera iraniana
La scelta di Hamid Bovard consente al governo di affidare l’interim a una figura già inserita nei vertici del sistema energetico nazionale. Alla guida della National Iranian Oil Company, Bovard ha avuto responsabilità dirette sul comparto che assicura a Teheran una parte essenziale delle entrate in valuta e dovrà ora coordinare dall’interno del ministero una fase nella quale produzione, esportazioni, incassi e accesso alle rotte marittime sono strettamente legati all’evoluzione del confronto con Washington.
La durata dell’interim non è stata indicata e non è ancora noto quando Pezeshkian presenterà un successore destinato ad assumere stabilmente il dicastero. La continuità assicurata dalla nomina di Bovard evita però un vuoto operativo proprio mentre il governo deve tenere insieme la gestione ordinaria dell’industria petrolifera e una situazione regionale che ha trasformato infrastrutture energetiche, terminali e vie di esportazione in elementi centrali della sicurezza nazionale.
Hormuz resta dentro il negoziato con Washington
Il cambio al vertice del ministero arriva nelle stesse ore in cui Teheran torna a escludere una piena normalizzazione della navigazione nello Stretto di Hormuz prima dell’attuazione delle condizioni poste agli Stati Uniti. Il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha ribadito la posizione iraniana, sostenendo che la riapertura non potrà precedere il rispetto degli impegni inseriti nella proposta negoziale trasmessa attraverso la mediazione del Qatar.
Durante i contatti avviati a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Iran aveva prospettato il ripristino della normale navigazione entro sette giorni dall’applicazione delle misure concordate, ma le distanze con Washington restano soprattutto sulla sequenza degli adempimenti. Teheran continua inoltre a separare formalmente questo negoziato dal dossier nucleare, presentandolo come un confronto circoscritto alla sicurezza marittima e al regime di transito attraverso Hormuz, anche se le conseguenze economiche dello Stretto finiscono inevitabilmente per intrecciarsi con sanzioni, esportazioni e disponibilità delle entrate petrolifere.
Il passaggio da Paknejad a Bovard si colloca quindi in una fase nella quale il ministero del Petrolio non amministra soltanto produzione e raffinazione, ma deve sostenere la capacità finanziaria iraniana mentre una quota decisiva delle esportazioni del Golfo continua a dipendere da condizioni di navigazione continuamente negoziate. Anche la decisione dell’OPEC+ di non modificare per novembre gli obiettivi di produzione riflette un mercato nel quale le quote nominali dicono sempre meno se infrastrutture e rotte non permettono ai barili prodotti di raggiungere regolarmente i compratori.
Paknejad lascia dopo aver sostenuto che il flusso dei pagamenti per il petrolio venduto non si è interrotto; Bovard assume l’interim con il compito di preservare quella continuità in una fase nella quale la tenuta delle entrate energetiche iraniane dipenderà non soltanto dalla capacità produttiva del Paese, ma anche dall’esito del confronto che continua a svolgersi attorno a Hormuz.
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