SCONTRO NEL CALCIO

Uefa prepara una denuncia penale contro Infantino: sotto accusa il piano da 4,2 miliardi sui Mondiali

Il progetto avrebbe ceduto a investitori privati il 20% della società destinata a gestire i diritti commerciali dei tornei Fifa. La Uefa contesta la valutazione da 20 miliardi e chiede ai tribunali americani documenti su Thrive Capital e sul ruolo di Joshua Kushner.

La guerra tra Uefa e Fifa esce dai palazzi del calcio e si sposta nei tribunali. Aleksander Ceferin prepara un possibile procedimento penale in Svizzera contro Gianni Infantino per la gestione del progetto che avrebbe aperto ai privati i diritti commerciali dei Mondiali. Nel mirino ci sono soprattutto il prezzo dell’operazione, il modo in cui sarebbe stata costruita e le decisioni prese senza un confronto preventivo con gli organismi della Fifa.

Quattro miliardi e 200 milioni per entrare nel business dei Mondiali, una valutazione che la Uefa considera enormemente inferiore al valore reale e un progetto costruito lontano dagli organismi della Fifa: ora lo scontro con Gianni Infantino può diventare un procedimento penale.

La vendita non si farà più, ma la storia di Fifa Forward Enterprise rischia di lasciare conseguenze molto più pesanti di un progetto commerciale fallito. La Uefa sta preparando un possibile procedimento penale in Svizzera contro il presidente della Fifa Gianni Infantino e, eventualmente, altri dirigenti e consulenti coinvolti nell’operazione. L’ipotesi indicata nei documenti giudiziari è quella di cattiva gestione ai sensi dell’articolo 158 del Codice penale svizzero.

Il passaggio decisivo è già avvenuto negli Stati Uniti. La Uefa ha presentato richieste davanti a tribunali federali americani per ottenere documenti e testimonianze utili a un eventuale procedimento svizzero. Una delle istanze riguarda Thrive Capital Management, il fondo fondato da Joshua Kushner; un’altra punta alla documentazione delle strutture Fifa presenti negli Stati Uniti. Thrive e Kushner non sono indicati come destinatari dell’eventuale accusa penale: per la Uefa sono soggetti dai quali potrebbero arrivare elementi importanti per ricostruire come sia nata e sia stata valutata l’operazione.

Quattro miliardi per il 20% del business dei Mondiali

Il progetto prevedeva la nascita di Fifa Forward Enterprise, una nuova struttura alla quale sarebbero stati trasferiti diritti commerciali legati alle principali competizioni della Fifa, compresi i Mondiali. Thrive avrebbe dovuto assumere il ruolo di investitore di riferimento attraverso un investimento da circa 4,2 miliardi di dollari per una partecipazione intorno al 20%, sulla base di una valutazione complessiva dell’attività di circa 20 miliardi.

Proprio quella valutazione è diventata il cuore dello scontro. Nei documenti presentati negli Stati Uniti, i legali della Uefa sostengono che il prezzo potesse essere enormemente inferiore al valore reale degli asset e contestano l’assenza di una gara competitiva e di una valutazione indipendente. Secondo il Guardian, le analisi raccolte dalla Uefa hanno indicato che il valore dell’attività avrebbe potuto superare i 30 miliardi di dollari. Si tratta, è bene precisarlo, della tesi della Uefa: nessun tribunale ha stabilito finora che la valutazione fosse fraudolenta o che Infantino abbia commesso un reato.

La contestazione, però, non riguarda soltanto il prezzo. La Uefa sostiene che il progetto sarebbe stato sviluppato da Infantino con un gruppo ristretto di collaboratori, consulenti e investitori senza coinvolgere adeguatamente il Consiglio Fifa e le federazioni che compongono l’organizzazione. Nei documenti viene messo in discussione l’intero processo con cui la nuova società sarebbe stata strutturata, finanziata e proposta agli investitori.

Chi è Joshua Kushner e perché entra nella vicenda

Uno degli errori che sta circolando in queste ore riguarda proprio Joshua Kushner. Non è il genero di Donald Trump. È il fratello minore di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e quindi genero del presidente americano. Joshua ha fondato Thrive Capital e attraverso il gruppo era destinato a diventare uno dei protagonisti finanziari dell’operazione Fifa.

Il suo nome compare quindi perché la Uefa vuole ricostruire le trattative, le valutazioni e gli scambi di documenti avvenuti durante la preparazione dell’accordo. Questo non equivale a un’accusa nei suoi confronti: le fonti che hanno visionato gli atti precisano che né Kushner né Thrive risultano al momento obiettivi del possibile procedimento penale svizzero.

Il progetto è morto, la battaglia contro Infantino no

Infantino ha ritirato Fifa Forward Enterprise il 1° agosto, travolto dalla reazione delle confederazioni e dalla minaccia di un boicottaggio delle competizioni Fifa. La Uefa ha ora sospeso quella minaccia dopo aver ottenuto garanzie che il progetto sia stato abbandonato definitivamente. Ma il ritiro non ha chiuso il caso.

Anzi, lo scontro si è spostato sulla governance della Fifa e direttamente sulla presidenza di Infantino. La Uefa chiede una revisione esterna e indipendente dell’intera operazione e vuole limitare quella che considera una concentrazione eccessiva di potere nelle mani del presidente. Il malcontento non arriva più soltanto dall’Europa: anche AFC e Concacaf hanno contestato la gestione del progetto, mentre sei federazioni nordiche hanno pubblicamente dichiarato di non avere più fiducia in Infantino.

Il presidente della Fifa punta alla rielezione nel marzo 2027 e conserva ancora sostegni importanti, soprattutto in Africa, Sud America e Medio Oriente. L’Arabia Saudita, che ospiterà il Mondiale 2034, gli ha espresso appoggio anche dopo il fallimento del progetto. Ma la possibilità che la Uefa presenti davvero una denuncia penale apre adesso un fronte completamente diverso: non riguarda più soltanto chi debba governare il calcio mondiale, ma come siano stati gestiti alcuni dei suoi beni commerciali più preziosi e chi avrebbe beneficiato di una loro eventuale apertura ai capitali privati.

La Fifa ha rinunciato a vendere una parte del business dei Mondiali. Quello che la Uefa vuole sapere adesso è come si sia arrivati a fissare quel prezzo, chi abbia partecipato alle decisioni e perché un’operazione di questa portata sia arrivata così vicino alla conclusione senza un confronto aperto dentro l’organizzazione. Se i documenti raccolti negli Stati Uniti forniranno elementi sufficienti, la risposta potrebbe non arrivare più da una riunione di dirigenti del calcio, ma da un magistrato svizzero.

RotoNotizie |  © riproduzione riservata

FOTO: frame video © RaiNews / Rai 3 / YouTube

TAG

Lascia un commento