Il programma di Futuro Nazionale si presenta come un progetto per l’Italia del 2037, ma per capirlo bisogna guardare indietro. Molto indietro. Dietro le parole su innovazione, Intelligenza artificiale e sovranità tecnologica, c’è un modello sociale che rimette al centro famiglia tradizionale, identità cristiana, ruoli patriarcali e una visione dei diritti che sembra uscita da un’altra epoca.
Il documento — oltre cento pagine — non nasconde la sua impostazione: una destra “patriottica e identitaria” che vuole riportare il Paese alle “radici romane e cristiane”. E infatti tutto torna: aborto non più considerato un diritto, associazioni pro‑vita nei consultori, stop alla RU‑486 fuori dagli ospedali, riconoscimento giuridico del concepito e persino un Ministero della Vita e della Famiglia naturale.
Sul fronte delle coppie, il matrimonio torna a essere l’unico istituto riconosciuto. Le unioni civili verrebbero superate, le adozioni riservate al modello padre‑madre, mentre la televisione dovrebbe proteggere i minori da contenuti “genderisti” dalle 6 alle 23. Nessuna apertura su nuovi reati contro l’omofobia, nessuna flessibilità sulla rappresentazione delle famiglie non tradizionali.
C’è poi il capitolo più controverso: il femminicidio. Futuro Nazionale propone di abolire la fattispecie specifica, sostenendo che l’omicidio non debba cambiare nome in base al sesso della vittima. Una posizione duramente contestata da chi considera la fattispecie necessaria proprio per riconoscere la matrice specifica della violenza contro le donne.
Accanto a tutto questo, compare la difesa del “patriarcato mediterraneo”, definito come struttura familiare da preservare. Non è un dettaglio: messo insieme al resto, delinea chiaramente il modello sociale che il partito vuole riportare al centro.
E poi c’è la parte che ha fatto più rumore: la “tassa sulle bestemmie”. Il programma chiede l’applicazione rigorosa dell’articolo 724 del Codice penale, con multe da 51 a 309 euro per chi bestemmia in pubblico. Non è una provocazione isolata: è perfettamente coerente con l’idea di identità cristiana come elemento pubblico da tutelare, insieme ai crocifissi negli edifici e all’insegnamento della religione cattolica.
Il capitolo sulla remigrazione è il più articolato: 22 misure che non riguardano solo l’immigrazione irregolare, ma anche quella regolare. Futuro Nazionale vuole limitare gli ingressi, selezionarli in base alla “compatibilità culturale”, favorire Paesi cristiani, portare la cittadinanza a 20 anni di residenza e richiedere una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greco‑romana e cristiana. Una visione che va molto oltre la Turco‑Napolitano e che solleva problemi concreti: identificazioni, accordi bilaterali, risorse, strutture. Tutto ciò che negli anni ha reso difficili i rimpatri su larga scala.
Il punto, però, non è solo cosa propone Vannacci. È come ha spostato il confine del dibattito. Termini come remigrazione, patriarcato mediterraneo, cancellazione delle unioni civili e limiti alla rappresentazione LGBT sono entrati nel linguaggio politico quotidiano. La finestra di Overton si è spostata: ciò che fino a ieri era marginale oggi è materia di discussione.
Diverse proposte aprirebbero questioni molto serie di compatibilità con principi costituzionali: uguaglianza, libertà religiosa, libertà di espressione, tutela delle formazioni sociali.
La Corte costituzionale ha già riconosciuto alle coppie omosessuali il diritto a una tutela giuridica; la Costituzione vieta discriminazioni basate su sesso, religione, condizioni personali. Non è un terreno vuoto.
Eppure il programma non è solo un ritorno al passato. Sull’Intelligenza artificiale, Futuro Nazionale guarda avanti: parla di automazione, cloud, dati, sovranità tecnologica, formazione e innovazione. Il contrasto è evidente: modernizzare gli strumenti, ma riportare indietro il modello sociale.
L’Italia immaginata per il 2037 usa IA e infrastrutture digitali avanzate, ma vive dentro un modello familiare tradizionale, una identità cristiana pubblica e una selezione culturale degli ingressi. Non è nostalgia: è una scelta politica precisa. Il futuro, per Vannacci, è un ritorno al passato.
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