Una coalizione internazionale di 63 organizzazioni dell’editoria, dei media e delle industrie creative ha chiesto al governo australiano di fermare le modifiche al diritto d’autore attualmente in discussione. Al centro dello scontro c’è la possibilità di consentire alle aziende di intelligenza artificiale di utilizzare contenuti protetti per addestrare i propri modelli senza ottenere ogni volta l’autorizzazione dei titolari.

La battaglia australiana potrebbe stabilire chi dovrà assumersi l’onere di proteggere i contenuti: le aziende che li utilizzano oppure gli autori che vogliono impedirne lo sfruttamento.
Il nodo del consenso e dei compensi
La lettera, coordinata dalla News/Media Alliance e inviata il 20 ottobre ai rappresentanti politici australiani, contesta soprattutto il meccanismo dell’opt-out. Le ipotesi esaminate a Canberra prevedono forme di licenza collettiva che, a determinate condizioni, permetterebbero alle imprese AI di addestrare i propri sistemi anche su opere i cui titolari non hanno negoziato direttamente un accordo, lasciando a questi ultimi la possibilità di opporsi.
Per le organizzazioni firmatarie sarebbe un cambiamento sostanziale: gli editori e gli autori dovrebbero attivarsi per impedire l’utilizzo dei propri contenuti, anziché essere le aziende tecnologiche a doverne ottenere preventivamente il consenso. Il rischio denunciato riguarda anche i compensi e il potere contrattuale dei titolari dei diritti, soprattutto quelli di dimensioni più piccole.
Il governo australiano ha escluso un’esenzione generalizzata dal copyright per l’addestramento dei modelli, ma continua a valutare nuove modalità di concessione delle licenze. OpenAI e Anthropic sostengono la necessità di regole che facilitino l’accesso legale ai materiali utilizzati per sviluppare l’intelligenza artificiale.
La lettera delle 63 organizzazioni porta lo scontro oltre i confini australiani: una disciplina che riducesse il controllo degli autori sulle proprie opere potrebbe diventare un precedente per altri Paesi. E trasformare un diritto che oggi richiede il consenso in una tutela che ciascun editore deve riuscire a far valere da solo.
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