VOTO CONTESTATO

Russia, il 57,8% di Russia Unita sotto esame: le analisi stimano il 34%

Il metodo Shpilkin rileva anomalie tra affluenza e consenso. Dubbi anche sui 67mila voti comparsi per Russia Giusta e sulla partecipazione reale

Il risultato ufficiale consegna a Russia Unita 355 seggi e una maggioranza costituzionale alla Duma, ma le prime analisi indipendenti disegnano un quadro molto diverso: il consenso effettivo del partito del Cremlino potrebbe essersi fermato intorno al 34%, mentre l’affluenza reale sarebbe sensibilmente inferiore a quella annunciata.

Russia, il 57,8% di Russia Unita sotto esame: le analisi stimano il 34%

Dietro la maggioranza record assegnata a Russia Unita emergono anomalie statistiche, decine di migliaia di voti comparsi in un’ora e un’affluenza che gli analisti indipendenti ridimensionano di quasi venti punti.

Il 57,83% attribuito ufficialmente a Russia Unita dopo le elezioni per il rinnovo della Duma è diventato il primo dato sotto esame a poche ore dalla conclusione dello scrutinio. La Commissione elettorale centrale assegna al partito che sostiene Vladimir Putin 355 seggi su 450, il numero più alto della sua storia parlamentare e sufficiente a conservare la maggioranza costituzionale. Anche l’affluenza ufficiale, indicata al 59,3%, è stata presentata dalle autorità russe come un segnale della partecipazione al primo voto nazionale dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina.

Analizzati seggio per seggio, i risultati restituiscono però un quadro molto diverso: Novaya Gazeta Europe, applicando il metodo sviluppato dal fisico e analista elettorale Sergei Shpilkin, stima che nei collegi privi delle anomalie statistiche individuate il consenso per Russia Unita si concentri intorno al 34%, circa 24 punti sotto il risultato proclamato dalla Commissione elettorale. Due esperti consultati dalla testata hanno verificato i calcoli e condiviso la lettura generale dei dati.

Cosa mostra il metodo Shpilkin

Il metodo confronta l’affluenza con la percentuale ottenuta dai diversi partiti nei singoli seggi e cerca scostamenti anomali nella distribuzione dei risultati. In condizioni ordinarie i dati tendono a concentrarsi in un nucleo relativamente regolare; quando invece all’aumento dell’affluenza corrisponde una crescita quasi esclusiva del voto per una sola forza politica, il grafico sviluppa quella che viene definita una sorta di “coda di cometa”. È su questo tipo di andamento che l’analisi individua i risultati statisticamente sospetti.

Nel voto del 2026, secondo Novaya Gazeta Europe, il nucleo dei seggi senza quelle anomalie si concentra attorno al 34% per Russia Unita. La stima non equivale alla verifica materiale di ogni singola scheda contestata e lo stesso metodo presenta limiti riconosciuti dagli analisti, ma viene utilizzato da anni per individuare scostamenti difficili da spiegare attraverso le normali differenze territoriali dell’elettorato russo. Mosca è stata esclusa da alcune elaborazioni a causa dell’ampio ricorso al voto elettronico, che rende meno direttamente confrontabili quei dati con quelli delle schede cartacee.

La distanza tra le due fotografie resta comunque enorme: da una parte il 57,83% ufficiale, dall’altra una stima intorno al 34% nei seggi considerati statisticamente regolari. Una differenza che cambia non soltanto la dimensione della vittoria attribuita al partito di Putin, ma anche il significato politico con cui il Cremlino può presentare il voto dopo quattro anni di guerra.

I 67mila voti comparsi per Russia Giusta

Nel corso dello scrutinio, i dubbi si sono estesi anche al risultato di Russia Giusta, formazione dell’opposizione sistemica che nelle prime fasi del conteggio sembrava destinata a restare sotto la soglia del 5% necessaria per ottenere seggi attraverso la quota proporzionale.

Secondo l’analista elettorale Stanislav Andreychuk, nell’arco di circa un’ora sul sito della Commissione elettorale centrale sarebbero comparsi 67.330 voti aggiuntivi per il partito, sufficienti a modificarne la posizione rispetto alla soglia di sbarramento. La stessa anomalia è stata rilevata da un secondo esperto consultato sull’andamento dello scrutinio. Il dato non dimostra da solo l’origine di quei voti, ma la rapidità e la concentrazione dell’incremento hanno alimentato nuove richieste di spiegazioni sul processo di aggregazione dei risultati.

Il caso assume un peso particolare perché Russia Giusta appartiene a quella parte dell’opposizione ammessa nella Duma che, sui dossier centrali del sistema politico e sulla guerra, ha generalmente sostenuto le principali scelte del Cremlino. Anche Comunisti, LDPR, Nuovo Popolo e Russia Giusta hanno frequentemente votato insieme a Russia Unita sulle questioni più importanti.

L’affluenza ufficiale al 59%, le stime indipendenti intorno al 40%

Contestazioni anche sul dato dell’affluenza: la Commissione elettorale ha indicato una partecipazione del 59,3%, un livello record per le recenti elezioni della Duma, mentre alcune elaborazioni indipendenti collocano la partecipazione effettiva attorno al 40%.

La differenza di quasi venti punti diventa particolarmente significativa perché il metodo utilizzato per analizzare il voto di Russia Unita lega proprio l’aumento anomalo dell’affluenza alla crescita dei consensi per il partito dominante. Dove la partecipazione sale verso livelli eccezionalmente elevati, cresce in modo altrettanto anomalo anche la percentuale attribuita a Russia Unita; nei seggi che presentano distribuzioni considerate più regolari, il risultato del partito torna invece verso la fascia del 34%.

Il quadro ufficiale resta quello proclamato dalla Commissione elettorale e su quella base verranno assegnati i seggi della nuova Duma. Russia Unita dispone così di 355 deputati, quasi l’80% della Camera bassa e abbastanza per approvare leggi e avviare modifiche costituzionali senza avere bisogno dell’appoggio delle altre forze parlamentari.

Una vittoria molto diversa a seconda dei numeri osservati

Le analisi indipendenti non cancellano quindi il risultato istituzionale delle elezioni, ma ne mettono in discussione la rappresentazione politica. Putin aveva indicato il voto come una misura del sostegno del Paese alla linea seguita durante la guerra in Ucraina e il 57,8% ufficiale offre al Cremlino l’immagine di un consenso cresciuto rispetto al 49,8% ottenuto da Russia Unita nel 2021.

Se la stima del 34% descrivesse invece più fedelmente il comportamento degli elettori nei seggi privi di anomalie statistiche, il significato sarebbe molto diverso: Russia Unita resterebbe il primo partito, ma senza quella crescita plebiscitaria che i dati ufficiali attribuiscono al voto del 2026. Anche la partecipazione apparirebbe molto meno ampia di quanto indicato dalla Commissione elettorale.

Il problema non riguarda quindi soltanto quanti deputati siederanno nella nuova Duma, ormai determinati dai risultati ufficiali, ma quale fotografia del Paese quei numeri restituiscano. Tra il 57,8% proclamato dalle autorità e il 34% stimato attraverso l’analisi statistica si apre uno scarto troppo ampio per essere ridotto a una semplice divergenza interpretativa, mentre le anomalie sull’affluenza e sull’improvviso aumento dei voti di Russia Giusta aggiungono nuovi interrogativi sulla consultazione con cui il Cremlino rivendica un rafforzamento del proprio consenso.

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FOTO: TG La7 / YouTube – fotogramma video

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