L’EREDITÀ DI TRUMP

I Democratici impediscono al GOP di blindare la Corte Suprema di Trump

Fallisce alla Camera il tentativo repubblicano di fissare per Costituzione il numero dei giudici a nove. La maggioranza conservatrice resta 6 a 3, ma una futura maggioranza democratica conserva la possibilità di allargare la Corte.

Nessun giudice cambia posto e per Trump non c’è una sconfitta immediata. A Washington salta però la possibilità di rendere permanente l’assetto numerico della Corte sulla quale il presidente ha lasciato l’impronta più duratura del suo primo mandato.

Trump ha nominato tre dei nove giudici della Corte Suprema e contribuito a costruirne la maggioranza conservatrice. I Repubblicani volevano impedire che un futuro Congresso democratico potesse aumentare i seggi: non ci sono riusciti.

La Corte Suprema resta esattamente quella di prima: nove giudici, sei conservatori e tre progressisti. Ma i Repubblicani non sono riusciti a mettere quell’assetto al riparo da una futura maggioranza politica, e per Donald Trump non è un dettaglio secondario.

Alla Camera si ferma con 212 voti favorevoli e 206 contrari l’emendamento costituzionale che avrebbe fissato definitivamente a nove il numero dei componenti della Corte. Servivano i due terzi dell’aula, una soglia che il GOP sapeva di non poter raggiungere. Il voto aveva però un obiettivo politico molto più concreto della possibilità di approvare davvero la modifica: lasciare ai Democratici la scelta tra accettare il numero attuale oppure votare contro e assumersi apertamente la possibilità di cambiarlo in futuro.

Dietro quei nove seggi c’è una delle eredità più importanti lasciate da Trump alla politica americana. Durante il primo mandato il presidente nominò Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, spostando stabilmente a destra gli equilibri della Corte. La maggioranza conservatrice nata allora è sopravvissuta alla presidenza Biden e nel secondo mandato di Trump ha deciso su alcuni dei dossier più delicati per la Casa Bianca, dal potere presidenziale alla cittadinanza per nascita, con risultati non sempre favorevoli al presidente ma con un orientamento complessivo profondamente diverso dalla Corte di un decennio fa.

Il tentativo repubblicano puntava a sottrarre quell’equilibrio a una delle poche strade rimaste ai Democratici per modificarlo senza attendere il pensionamento o la morte di un giudice. La Costituzione americana non stabilisce infatti quanti debbano essere i membri della Corte Suprema: è il Congresso a determinarne il numero, fermo a nove dal 1869. Inserire il nove nella Costituzione avrebbe chiuso quella porta anche a eventuali maggioranze future.

La bocciatura la lascia aperta. Non significa che dopo le elezioni di novembre i Democratici possano semplicemente aggiungere quattro giudici. Anche conquistando la Camera, avrebbero bisogno del Senato e di una legge firmata dal presidente; con Trump alla Casa Bianca, un progetto simile non avrebbe possibilità realistiche di diventare legge senza maggioranze sufficienti a superare un veto. Il significato del voto guarda quindi soprattutto oltre l’attuale presidenza: il GOP non è riuscito a trasformare la composizione numerica della Corte in un vincolo costituzionale permanente.

Non è una questione accademica. Una parte dei Democratici sostiene da tempo l’aumento dei seggi e il deputato Al Green ha presentato una proposta per portarli a tredici. Anche James Clyburn si è recentemente schierato a favore dell’allargamento. Non è una linea condivisa da tutto il partito, né esistono oggi i numeri per realizzarla, ma spiega perché i Repubblicani abbiano deciso di portare l’emendamento in aula proprio alla vigilia delle midterm.

Mike Johnson e il GOP possono ora presentare i 206 no come la prova che i Democratici non intendono rinunciare al court packing. Dall’altra parte Jamie Raskin accusa i Repubblicani di voler congelare quella che definisce la Corte costruita dal movimento MAGA prima di rischiare di perdere il controllo del Congresso. Lo scontro arriva mentre Trump affronta le elezioni di novembre con un indice di approvazione fermo al 33% e con una mobilitazione democratica che, secondo l’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos, appare superiore a quella repubblicana.

Per ora l’equilibrio della Corte non cambia: sei giudici conservatori contro tre progressisti. La bocciatura dell’emendamento lascia però intatta la possibilità che, in futuro, una Casa Bianca e un Congresso controllati dai Democratici possano tornare a discutere un aumento dei seggi. I Repubblicani volevano cancellare quella possibilità dalla Costituzione prima delle midterm; il voto della Camera l’ha lasciata aperta.

La battaglia non riguarda quindi la Corte di oggi, ma quanto a lungo l’assetto costruito anche attraverso le tre nomine di Trump potrà resistere ai prossimi cambi di maggioranza a Washington.

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FOTO: © Euronews/YouTube

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