Ora legale tutto l’anno? Il problema comincia dalle mattine più buie
La luce naturale del mattino contribuisce alla sincronizzazione dell’orologio circadiano, uno degli elementi al centro del confronto tra ora solare e ora legale permanente.

RITMI BIOLOGICI

Ora legale tutto l’anno? Il problema comincia dalle mattine più buie

Un’analisi pubblicata sul Canadian Medical Association Journal indica nell’ora solare permanente la soluzione più favorevole ai ritmi circadiani.

Più luce la sera piace, ma spostare in avanti anche le albe invernali può interferire con sonno e orologio biologico. È il punto su cui gli specialisti chiedono di guardare prima di scegliere un orario unico per tutto l’anno.

Abolire il cambio dell’ora non basta: secondo gli esperti di cronobiologia, la vera scelta è decidere quanta luce vogliamo avere al mattino quando l’inverno rende già più difficile svegliarsi.

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre le lancette torneranno indietro di un’ora e con loro riapparirà una delle discussioni più ricorrenti dell’autunno: continuare a cambiare orario due volte l’anno oppure sceglierne uno definitivo. Un’analisi pubblicata il 5 ottobre sul Canadian Medical Association Journal sposta però la domanda su un terreno diverso, perché eliminare il doppio passaggio non significa avere già risolto il problema: resta da stabilire se mantenere per tutto l’anno l’ora solare oppure quella legale.

Il gruppo guidato dallo psichiatra Raymond Lam, dell’University of British Columbia, conclude che il peso delle evidenze disponibili favorisce l’ora solare permanente, soprattutto per il rapporto tra esposizione alla luce e sincronizzazione dell’orologio circadiano. Non si tratta di un nuovo esperimento che stabilisce definitivamente quale sistema sia migliore, ma di una revisione delle conoscenze disponibili su sonno, salute, sicurezza e funzionamento quotidiano.

Perché la luce del mattino conta più di quanto sembri

Il nodo fisiologico riguarda il momento in cui la luce raggiunge l’organismo. Quella mattutina contribuisce a mantenere sincronizzato il ritmo circadiano con il ciclo di 24 ore, mentre l’esposizione serale tende a spostarlo in avanti. Con l’ora legale permanente, anche durante l’inverno il sole sorgerebbe un’ora più tardi rispetto all’ora solare, aumentando il numero di persone costrette a svegliarsi, andare a scuola o iniziare il lavoro quando fuori è ancora buio.

Per Ralph Mistlberger, professore di Psicologia alla Simon Fraser University e coautore dell’analisi, proprio le mattine invernali rappresentano il punto più delicato, perché l’organismo riceverebbe più tardi quello stimolo luminoso che contribuisce a regolare sonno e veglia. Le principali organizzazioni scientifiche che si occupano di sonno e cronobiologia richiamate dagli autori sostengono infatti da tempo la preferenza per l’ora solare qualora si decidesse di abbandonare definitivamente il cambio stagionale.

La questione riguarda in particolare adolescenti, lavoratori con turni molto anticipati e persone che trascorrono le prime ore della giornata in ambienti con poca luce naturale. Durante la pubertà il sonno tende già fisiologicamente a spostarsi verso orari più tardivi e un’alba ulteriormente ritardata può accentuare la distanza tra il ritmo biologico e quello imposto da scuola o lavoro.

Il vantaggio delle serate più lunghe resta

L’ora legale permanente conserva però un vantaggio evidente: più luce nelle ore successive al lavoro e alla scuola, con possibili benefici per attività all’aperto, socialità, commercio e tempo libero. È anche la ragione per cui questa soluzione continua a essere popolare in diversi Paesi e perché alcune giurisdizioni canadesi hanno deciso di muoversi proprio in quella direzione.

Secondo gli autori dell’analisi, il problema nasce quando questi vantaggi vengono considerati senza mettere sullo stesso piano le conseguenze delle albe più tardive. Le esperienze internazionali ricordate nello studio mostrano inoltre che l’ora legale permanente non è sempre stata accolta bene dopo essere stata sperimentata: Stati Uniti, Russia e Cile sono tornati indietro dopo periodi nei quali il buio mattutino aveva alimentato proteste e preoccupazioni, soprattutto per gli spostamenti verso scuola e lavoro.

L’Europa continua a cambiare le lancette

Nell’Unione europea la discussione sull’abolizione del cambio stagionale è aperta dal 2018, ma non è mai arrivata a una decisione definitiva. Il Parlamento europeo aveva espresso nel 2019 il proprio sostegno alla fine dei due passaggi annuali, mentre gli Stati membri non hanno ancora trovato una posizione comune; nel frattempo resta quindi in vigore il sistema attuale, con ora legale dall’ultima domenica di marzo e ritorno all’ora solare nell’ultima domenica di ottobre.

Il dossier è comunque tornato in movimento: nel febbraio 2026 la Commissione ha avviato un nuovo studio sugli effetti dell’eventuale abolizione dei cambi stagionali, atteso entro la fine dell’anno, proprio per fornire nuove basi al confronto tra i governi europei.

L’analisi canadese aggiunge quindi un elemento a una discussione che per anni si è concentrata soprattutto sul fastidio di spostare le lancette due volte l’anno. Se quel meccanismo venisse davvero abolito, la scelta successiva avrebbe conseguenze molto concrete: più luce la sera oppure più luce nelle ore in cui il nostro organismo deve ricominciare la giornata.

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FOTO: Luce del mattino entra in camera da letto – Getty Images/Canva

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