Iran e Oman sono a un passo dall’intesa su una nuova rotta marittima, ma l’accordo tecnico non basterà a liberare lo Stretto. Teheran chiede che Washington accetti le sue condizioni, compreso un risarcimento.

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Un’intesa è vicina, la riapertura ancora no. Iran e Oman stanno ultimando un accordo su una nuova rotta per le navi nello Stretto di Hormuz, ma Teheran ha già separato il piano tecnico dalla decisione politica necessaria a restituire libertà di navigazione a uno dei passaggi energetici più importanti al mondo. Per arrivare a quel punto servirà anche un accordo con gli Stati Uniti.
Secondo quanto riferito da Reuters, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di posizioni «molto vicine» tra Teheran e Muscat. L’intesa riguarderebbe il percorso che le imbarcazioni potranno seguire nello Stretto, mentre la riapertura completa rimarrebbe subordinata ad altre condizioni. Tra queste figura anche un risarcimento che l’Iran pretende da Washington.
Una nuova rotta attraverso lo Stretto
Teheran non considera più accettabile il precedente sistema di separazione del traffico navale. Iran e Oman stanno quindi discutendo una rotta provvisoria, destinata a rimanere in vigore mentre vengono affrontati gli aspetti tecnici e giuridici di una soluzione permanente.
L’accordo potrebbe rimuovere uno degli ostacoli alla navigazione, ma non consegnerebbe automaticamente alle petroliere e alle navi commerciali il libero passaggio. Per l’Iran, la definizione della rotta e la riapertura dello Stretto appartengono ormai a due negoziati differenti.
Il primo coinvolge direttamente l’Oman, che condivide con l’Iran le due sponde di Hormuz. Il secondo porta invece a Washington e comprende le conseguenze del conflitto cominciato il 28 febbraio con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.
Washington lega la fine del blocco alla navigazione
Gli Stati Uniti presentano una sequenza opposta. Un funzionario americano ha dichiarato che Washington è pronta a togliere il blocco imposto ai porti iraniani quando sarà annunciato un accordo capace di ripristinare il traffico commerciale senza impedimenti.
Ogni passo statunitense rimarrà però legato all’effettiva applicazione degli impegni assunti da Teheran. L’amministrazione Trump vuole quindi vedere le navi tornare a transitare liberamente prima di allentare la pressione sui porti iraniani.
I Guardiani della Rivoluzione hanno respinto l’idea che l’intesa con l’Oman possa essere sufficiente. Il portavoce Hossein Mohebbi ha sostenuto che lo Stretto verrà riaperto soltanto quando gli Stati Uniti accetteranno le condizioni iraniane e smetteranno di interferire nel negoziato regionale.
L’accordo viaggia così su due binari: Iran e Oman discutono come organizzare il passaggio delle navi, mentre Teheran e Washington continuano a contendersi il prezzo politico della riapertura.
Un’altra nave colpita mentre si tratta
La diplomazia avanza mentre nello Stretto continuano gli attacchi. Gli Emirati Arabi Uniti hanno accusato sabato l’Iran di aver colpito con un missile una nave collegata alla compagnia petrolifera statale ADNOC. Non sono stati segnalati feriti e da Teheran non è arrivato un commento immediato.
I mezzi d’informazione iraniani hanno riportato la notizia dell’attacco omettendo però l’accusa rivolta all’Iran. ADNOC aveva dichiarato già venerdì che dall’inizio del conflitto quindici sue navi sono state raggiunte da missili o droni, con un membro dell’equipaggio morto e altri venti feriti.
Prima della guerra, attraverso Hormuz transitava circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas. L’imposizione di pedaggi da parte dell’Iran e gli attacchi contro le imbarcazioni che attraversano lo Stretto senza autorizzazione hanno ridotto i flussi, aumentato i costi di trasporto e alimentato la pressione sui prezzi dell’energia.
Il controllo di Hormuz resta il vero nodo
La questione decisiva non riguarda soltanto l’apertura di una nuova corsia marittima, ma chi potrà controllare l’accesso al Golfo. Il progetto discusso con l’Oman potrebbe riconoscere all’Iran un ruolo nella gestione delle navi in entrata, una concessione che gli Stati Uniti hanno finora dichiarato di non voler accettare.
Non è ancora chiaro se gli ultimi contatti abbiano modificato i termini dell’intesa. È però evidente che Teheran vuole trasformare il controllo conquistato durante il conflitto in una leva negoziale stabile.
L’accordo con l’Oman può dunque avvicinare la soluzione, ma non rappresenta ancora la soluzione. Finché Iran e Stati Uniti continueranno a porre condizioni speculari — prima il risarcimento e le concessioni per Teheran, prima la libera navigazione per Washington — la riapertura di Hormuz resterà una promessa e non un fatto.
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FOTO: Frame video da TODAY/YouTube
