Meloni corre già per il 2027: prende il terreno di Vannacci e attacca le opposizioni
Giorgia Meloni a Fenix e Roberto Vannacci durante un intervento pubblico. La competizione sui temi identitari entra nella lunga campagna verso le elezioni politiche del 2027.

CAMPAGNA 2027

Meloni corre già per il 2027: prende il terreno di Vannacci e attacca le opposizioni

Da Fenix la premier rilancia su scuola, immigrazione e sicurezza mentre sfida Schlein e Conte

Nel discorso alla festa di Gioventù Nazionale la presidente del Consiglio annuncia una stretta sugli studenti stranieri, attacca il centrosinistra sul bollo auto e il Superbonus e mette in guardia dalle manipolazioni digitali in vista delle prossime elezioni.

Meloni non nomina Vannacci ma occupa il suo stesso terreno identitario, mentre trasforma Fenix in una prova generale della campagna elettorale del 2027.

Giorgia Meloni apre di fatto la corsa verso le elezioni politiche del 2027 scegliendo Fenix, la festa di Gioventù Nazionale all’Eur, per mettere in fila i temi con cui intende presidiare contemporaneamente il fronte interno al centrodestra e quello dello scontro con le opposizioni. Il nome di Roberto Vannacci non compare mai nel discorso, ma il generale di Futuro Nazionale resta una presenza evidente sullo sfondo, soprattutto quando la premier sposta il baricentro su immigrazione, identità nazionale, scuola e integrazione, gli stessi terreni sui quali Vannacci sta costruendo il proprio spazio politico.

Il passaggio più concreto riguarda un provvedimento che Meloni annuncia in arrivo in Consiglio dei ministri. La norma dovrebbe introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe, prevedere l’obbligo di apprendere l’italiano per i genitori degli alunni stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico e vietare burqa e niqab all’interno delle scuole. La premier accompagna l’annuncio con una linea netta sull’integrazione, sostenendo che i bambini debbano imparare la lingua italiana, conoscere la cultura del Paese e rispettarne le regole.

Il messaggio entra direttamente nel terreno politico occupato da Vannacci, che da Orvieto ha replicato di essere d’accordo con le misure, aggiungendo però che sarebbero dovute arrivare prima. Meloni, senza citarlo, sceglie così di non lasciargli l’esclusiva sui temi identitari e dell’immigrazione, mentre il generale continua a tenere aperta la questione delle future alleanze e a presentarsi come espressione di una “destra vera” distinta dal centrodestra di governo.

Nel discorso di Fenix il contrasto non resta però confinato alla destra.

Meloni utilizza anche il recente intervento sul bollo auto per colpire le opposizioni, ironizzando sulla loro contrarietà alla misura approvata dal governo. Dopo aver ricordato la cancellazione del bollo per circa 14 milioni di veicoli, intona “Bollo ciao” e scherza sull’idea di aprire un conto corrente destinato ai “nostalgici del bollo” che volessero continuare a pagarlo.

Su Elly Schlein Meloni sposta poi l’attacco sul terreno dell’università, contestando alla segretaria del Pd l’accusa di tagli e invitandola, con diversi passaggi in romanesco, a trovare almeno un argomento “vero” contro il governo. Il registro volutamente colloquiale accompagna così un confronto ormai pienamente preelettorale, nel quale la premier prova a riportare le opposizioni sui risultati rivendicati dall’esecutivo e a sottrarre loro l’iniziativa sui temi scelti dal centrosinistra.

Meloni chiama poi in causa Giuseppe Conte attraverso il Superbonus, accusando il Movimento 5 Stelle di aver lasciato sui conti pubblici un’eredità da 200 miliardi e trasformando ancora una volta quella misura nel principale argomento con cui il governo respinge le critiche dell’opposizione sulla politica economica. L’affondo si allarga anche alle amministrazioni regionali di centrosinistra, richiamate dalla premier sul terreno della responsabilità finanziaria e dei costi scaricati sulle generazioni successive.

L’avvertimento sulla prossima campagna elettorale

Accanto agli attacchi politici, nel discorso trova spazio un avvertimento che guarda direttamente alla prossima campagna elettorale. Meloni mette in guardia dall’uso di algoritmi, intelligenza artificiale e contenuti manipolati negli ultimi giorni prima del voto, sostenendo che gli elettori dovranno evitare di considerare automaticamente autentico ciò che circolerà online. Il riferimento è agli strumenti che, secondo la premier, potrebbero essere utilizzati da soggetti esterni interessati a indebolire una democrazia stabile o condizionare il confronto politico italiano.

È uno dei passaggi più significativi dell’intervento perché sposta il discorso dalla battaglia quotidiana con opposizioni e concorrenti interni al tema della tenuta stessa della campagna elettorale. Meloni non entra nel dettaglio delle possibili minacce, ma collega apertamente il prossimo voto alla possibilità che strumenti digitali sempre più sofisticati vengano utilizzati nelle fasi decisive della competizione.

L’avvertimento sull’intelligenza artificiale e sugli algoritmi contiene però una contraddizione che Meloni evita di affrontare. La premier mette in guardia gli elettori dalle piattaforme capaci di orientare e amplificare il consenso proprio dopo aver costruito negli anni una parte rilevante della propria forza politica dentro quelle stesse piattaforme, sfruttandone linguaggi, meccanismi di engagement e capacità di amplificazione. La sua comunicazione digitale è stata studiata come uno dei casi più efficaci di personalizzazione della politica italiana e nel 2026 il suo profilo Instagram è diventato il più seguito tra quelli dei leader europei. Il problema, dunque, non nasce con i deepfake della prossima campagna elettorale: algoritmi e social condizionano da anni ciò che gli elettori vedono, condividono e finiscono per considerare rilevante. L’intelligenza artificiale rende quel potere più sofisticato e più difficile da riconoscere, ma certamente non lo inaugura.

Il quadro che emerge da Fenix è dunque quello di una presidente del Consiglio già impegnata a difendere lo spazio politico conquistato nel 2022 su più fronti contemporaneamente. A destra evita di lasciare a Vannacci il monopolio dei temi identitari, mentre verso il centrosinistra porta lo scontro su tasse, università e conti pubblici. Sullo sfondo resta la campagna del 2027, evocata ormai apertamente e accompagnata dall’avvertimento su una competizione che potrebbe essere condizionata anche da strumenti digitali sempre più difficili da riconoscere.

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FOTO: Fotomontaggio da frame vdeo TG LA7/YouTube

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Rossano Matarazzo

Project Manager Rotonotizie - Editore Worldcoast -

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