Energia, Meloni e Merz chiedono una corsia rapida all’Ue
Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, firmatari insieme al premier belga Bart De Wever della lettera all'UE sulla competitività industriale e sugli investimenti energetici.

CARO ENERGIA

Energia, Meloni e Merz chiedono una corsia rapida all’Ue

Italia, Germania e Belgio scrivono al presidente del Consiglio europeo António Costa per accelerare gli investimenti e ridurre gli oneri sulle imprese. Roma insiste anche sulla flessibilità di bilancio e sul costo dell'elettricità, ma Bruxelles frena sulle deroghe.

La crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente arriva al vertice europeo del 15 e 16 ottobre con una nuova iniziativa congiunta di Italia, Germania e Belgio. Giorgia Meloni rafforza il fronte sulla competitività industriale, mentre resta aperto lo scontro con la Commissione sui margini di spesa necessari ad affrontare il rincaro dell’energia.

Meloni ottiene il sostegno tedesco per accelerare gli investimenti energetici, ma sulla flessibilità dei conti pubblici la trattativa resta più difficile: Bruxelles deve conciliare la difesa dell’industria europea con regole fiscali che non intende rimettere continuamente in discussione.

La lettera a Costa e le tre richieste dei governi

Giorgia Meloni, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever hanno inviato il 12 ottobre una lettera al presidente del Consiglio europeo António Costa per sollecitare interventi sulla competitività industriale, collegando il costo dell’energia alla necessità di semplificare le regole che disciplinano gli investimenti delle imprese. L’iniziativa arriva alla vigilia del vertice di Bruxelles e dà seguito al confronto avviato dal gruppo informale degli Amici della competitività, nel tentativo di trasformare una preoccupazione condivisa in indicazioni operative per le istituzioni europee.

I tre governi propongono una corsia preferenziale per gli investimenti nei settori considerati prioritari, a cominciare dall’energia e dalla digitalizzazione, accompagnata da un freno all’introduzione di nuovi obblighi amministrativi e da una riduzione delle attività di rendicontazione richieste alle aziende, soprattutto alle piccole e medie imprese. Con questa iniziativa, i tre leader intendono portare al centro del prossimo vertice europeo la necessità di accelerare gli investimenti e alleggerire gli adempimenti amministrativi, mentre il caro energia continua a comprimere i margini delle imprese e a mettere sotto pressione la competitività dell’industria europea.

La partecipazione della Germania rafforza il peso della richiesta sulla competitività, senza significare che Berlino abbia aderito anche alla distinta proposta italiana di maggiore flessibilità fiscale. Le due iniziative procedono sullo stesso terreno economico, ma richiedono decisioni differenti e incontrano resistenze diverse all’interno dell’Unione.

Meloni insiste sulla flessibilità, Bruxelles difende le regole

Intervenendo all’assemblea di Assolombarda, la presidente del Consiglio ha confermato che porterà personalmente al vertice europeo la richiesta di tenere maggiormente conto dell’inflazione nella valutazione dei percorsi di spesa pubblica. Il governo sostiene che gli obiettivi fissati prima dell’ultima impennata dei prezzi energetici rischino di risultare troppo rigidi rispetto ai costi effettivi degli interventi necessari a proteggere famiglie e attività produttive.

Alla proposta di maggiore flessibilità avanzata da Italia e Grecia, la Commissione europea ha risposto senza chiudere il confronto, ma ribadendo i limiti entro i quali intende muoversi. L’8 ottobre il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha assicurato che le istanze dei due governi saranno approfondite, richiamando tuttavia i meccanismi già previsti dal Patto di stabilità riformato per tenere conto dell’inflazione e delle difficoltà economiche. Bruxelles teme che il ricorso ripetuto a nuove deroghe finisca per indebolire la credibilità delle regole comuni, mentre Roma sostiene che l’impennata dei costi energetici abbia modificato sensibilmente le condizioni sulle quali erano stati costruiti gli impegni di bilancio.

A complicare il confronto con Bruxelles interviene la traiettoria dei conti pubblici italiani, che lascia al governo margini di manovra sempre più ristretti. Dopo un deficit previsto al 2,9% del PIL nel 2026, il disavanzo dovrebbe risalire al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, anche per effetto degli interventi programmati nella difesa e nell’energia. Il 12 ottobre la Banca d’Italia ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze del ritorno sopra la soglia europea del 3%, che potrebbe complicare l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Le deroghe riconosciute per determinate categorie di spesa non garantiscono infatti il superamento della procedura, rendendo più difficile ottenere ulteriori concessioni fiscali proprio mentre il governo programma un nuovo aumento del disavanzo.

Il prezzo del gas e il confronto sull’ETS

Accanto alla richiesta di flessibilità fiscale, Meloni ha annunciato che il governo sta lavorando con la Commissione a un meccanismo per contenere il costo del gas utilizzato nella produzione di energia elettrica, definendo avanzato il confronto con Bruxelles. Non sono ancora stati comunicati i dettagli dello strumento né le modalità con cui verrebbe finanziato, elementi indispensabili per valutarne il possibile effetto sulle bollette e sui costi dell’industria.

La presidente del Consiglio ha inoltre rinnovato le critiche al sistema europeo ETS, che impone agli impianti interessati di acquistare o utilizzare quote corrispondenti alle proprie emissioni di gas serra. Secondo Meloni, il meccanismo contribuisce ad aggravare gli svantaggi competitivi dell’industria europea, soprattutto nei settori che consumano molta energia. L’ETS resta tuttavia uno dei principali strumenti della politica climatica dell’Unione: attribuendo un costo alle emissioni, punta a favorire investimenti in tecnologie e processi produttivi meno inquinanti.

La discussione riguarda quindi il modo in cui conciliare gli obiettivi climatici con la sostenibilità economica della produzione europea, evitando che il contenimento dei costi immediati si traduca in un rallentamento degli investimenti necessari a ridurre la dipendenza energetica. La Commissione ha già proposto interventi di revisione del sistema, ma le richieste italiane non equivalgono a una modifica approvata delle sue regole.

Il vertice europeo dovrà misurarsi con i costi della crisi

Il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre discuterà misure temporanee e mirate per attenuare l’impatto dei prezzi energetici su cittadini e imprese, insieme agli interventi strutturali necessari a ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili. Il confronto avverrà mentre la guerra con l’Iran continua a rendere incerti i collegamenti energetici internazionali e i governi cercano risorse per proteggere le rispettive economie.

La lettera firmata da Meloni, Merz e De Wever può favorire un’accelerazione sulle procedure per gli investimenti, ma non risolve il problema dei finanziamenti né quello delle regole fiscali. Ridurre gli ostacoli burocratici può rendere più rapida la realizzazione delle infrastrutture, senza però abbassare automaticamente il costo dell’energia o creare le risorse necessarie a sostenere famiglie e imprese.

Per Bruxelles la scelta sarà soprattutto politica ed economica: definire quanto spazio concedere agli interventi d’emergenza senza compromettere la disciplina dei bilanci e, nello stesso tempo, impedire che il prezzo dell’energia continui a erodere la capacità produttiva europea. Se dal vertice arriveranno soltanto nuovi impegni a semplificare le procedure, senza decisioni credibili sui costi dell’elettricità e sui margini di intervento degli Stati, il problema che ha riunito Italia, Germania e Belgio resterà interamente sulle spalle delle imprese.

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FOTO: Fotogrammi- The Sun/YouTube.

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Rossano Matarazzo

Project Manager Rotonotizie - Editore Worldcoast -

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