Roma Capitale aveva preceduto i nuovi bandi con rilievi topografici, controlli amministrativi e una mappatura del litorale anche con i droni. Il 6 agosto 2026 Urbinati e Le Palme sono finiti sotto sequestro. Nel mezzo ci sono atti, date e una questione ancora irrisolta perfino sui confini del demanio.

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Per capire che cosa raccontano davvero i sigilli apposti a Urbinati e Le Palme bisogna arretrare di un anno e mezzo.
Il 12 febbraio 2025 Roma Capitale annunciò l’avvio delle nuove gare per il litorale di Ostia. L’amministrazione spiegò di aver preparato i bandi attraverso un lavoro iniziato nel maggio precedente: tre squadre di tecnici, rilievi topografici, ricognizione tecnico-amministrativa, mappatura delle strutture e riprese aeree con i droni.
Il sindaco Roberto Gualtieri parlò di una «base solida» di documentazione. L’assessore al Patrimonio Tobia Zevi aggiunse che erano stati compiuti controlli mai realizzati prima.
Sono due affermazioni che acquistano un significato particolare adesso.
Giovedì 6 agosto 2026 Urbinati e Le Palme, due stabilimenti storici di Ostia già chiusi da tempo, sono stati sottoposti a sequestro preventivo. Negli avvisi applicati alle strutture vengono richiamati gli articoli 54 e 1161 del Codice della navigazione, norme che riguardano occupazioni abusive, opere non autorizzate su aree demaniali e inosservanza dei limiti della proprietà privata.
Il sequestro è materia dell’inchiesta giudiziaria. La storia amministrativa che lo precede, invece, è già leggibile negli atti disponibili. Ed è lì che iniziano le incongruenze.
Urbinati, lotto A.3: per il bando è demanio
Urbinati non compare genericamente in un elenco di stabilimenti. Ha un numero.
Nel portale degli appalti di Roma Capitale è il lotto A.3 della procedura avviata nel febbraio 2025. La classificazione è «Tipologia A – Stabilimenti Balneari» e la gara riguarda l’affidamento di beni demaniali marittimi. L’importo a base di gara indicato per Urbinati è di 11.170,50 euro; sul portale compare la proposta di aggiudicazione.
Dunque l’amministrazione ha censito quell’area, l’ha inserita nella procedura e l’ha trattata come bene appartenente al demanio marittimo.
Il 18 luglio 2026 arriva però un esposto alla Capitaneria di Porto che pone una questione precedente a qualsiasi aggiudicazione: secondo il consulente tecnico del vecchio concessionario, il terreno sul quale sorge Urbinati sarebbe privato.
A sostegno della tesi viene richiamato un verbale di delimitazione del 25 gennaio 1923, dal quale emergerebbero porzioni della costa qualificabili come sdemanializzate. Lo stabilimento risulterebbe inoltre esistente fin dal 1925.
L’esposto è una tesi di parte. Non certifica che il terreno sia privato e non consente di concludere che il Comune abbia messo a gara un bene che non poteva assegnare.
Apre però un problema documentale molto preciso.
Durante la ricognizione cominciata nel 2024 quel verbale del 1923 è stato esaminato? Esistono atti successivi che hanno modificato la delimitazione dell’area? Qual è il documento in base al quale Urbinati è stato inserito tra i beni demaniali da affidare?
Sono domande alle quali il bando, da solo, non risponde.
E in questo caso la distinzione non è marginale: prima ancora di stabilire chi possa gestire uno stabilimento, bisogna sapere a chi appartiene il terreno sul quale lo stabilimento insiste.
Le Palme segue un’altra storia
Mettere Urbinati e Le Palme nello stesso contenitore rischia però di creare confusione.
Le Palme non compare tra i 25 stabilimenti elencati da Roma Capitale nel febbraio 2025 per quella procedura. La sua vicenda concessoria viene da un percorso precedente e deve essere ricostruita separatamente.
Un elemento temporale, tuttavia, merita attenzione.
Il 30 aprile 2026, alla vigilia dell’apertura della stagione balneare, una ricognizione della stampa locale indicava Le Palme come «agibile». Nello stesso elenco anche Urbinati risultava agibile.
Quello stesso giorno Roma Capitale annunciava che alle 13 concessioni già sottoscritte se ne sarebbero aggiunte altre 11, portando a 31 il numero complessivo degli stabilimenti considerando anche sette concessioni già valide per più anni. Il Campidoglio specificava inoltre che la firma delle nuove concessioni procedeva di pari passo con la rimozione degli abusi.
L’elenco nominativo dei 31 non era contenuto nel comunicato. Non è quindi possibile ricavare da quel documento se Le Palme o Urbinati facessero parte degli stabilimenti per i quali il Comune considerava già concluso l’iter.
Tre mesi dopo, il 6 agosto, entrambi risultano chiusi da tempo ed entrambi vengono sequestrati.
Tra aprile e agosto manca quindi un pezzo di storia amministrativa: quando sono state rilevate le irregolarità contestate? Quali parti degli stabilimenti riguardano? Chi aveva in quel momento la disponibilità delle strutture? E quali titoli erano effettivamente in vigore?
Per Le Palme queste domande sono persino più importanti della notizia dei sigilli, perché permettono di capire se il problema fosse già noto all’inizio della stagione oppure sia emerso durante gli accertamenti successivi.
Dove entra davvero la questione delle gare
È qui che la vicenda di Ostia incrocia la lunga battaglia italiana sulle concessioni balneari.
Roma decise di interrompere proroghe e rinnovi e di passare alle procedure competitive richiamando espressamente i principi europei della direttiva Bolkestein e la giurisprudenza italiana. Per assegnare attraverso una gara ciò che per anni era rimasto nelle mani degli stessi concessionari serviva però conoscere esattamente il bene da mettere a bando.
Superfici. Confini. Manufatti. Titoli. Opere autorizzate e opere da rimuovere.
È significativo che già durante la gara del 2025 i concorrenti abbiano rivolto al Comune quesiti molto concreti sulle strutture esistenti e sui manufatti di facile rimozione presenti nelle aree. In una delle risposte ufficiali l’amministrazione chiarì che quelle opere non facevano parte dell’avviso e avrebbero dovuto essere rimosse dai precedenti gestori, salvo diverso interesse.
La transizione verso le gare ha quindi obbligato l’amministrazione a mettere ordine in una situazione costruita nel corso di decenni. Ed è proprio questa la relazione più interessante con la vicenda attuale.
Attribuire i sequestri alla Bolkestein sarebbe improprio: i provvedimenti discendono dagli accertamenti su presunte violazioni del Codice della navigazione.
La sequenza degli atti consente invece un’altra osservazione. Quando si interrompono le proroghe e bisogna descrivere, valutare e assegnare ogni singolo bene, ciò che prima poteva rimanere sedimentato dentro vecchie concessioni diventa improvvisamente decisivo.
Un confine tracciato nel 1923 non è più una vecchia carta d’archivio se quel terreno deve essere affidato nel 2026. Un manufatto privo del titolo corretto non è più soltanto un’eredità del concessionario precedente se deve entrare nella disponibilità di quello nuovo.
La gara rende necessario stabilire esattamente che cosa si sta mettendo a gara.
Il controllo che adesso manca
Il dossier Urbinati può essere chiarito con documenti molto precisi: la delimitazione demaniale utilizzata dal Comune, gli eventuali atti successivi al verbale del 1923, la scheda tecnica predisposta per il lotto e il provvedimento integrale di sequestro.
Per Le Palme servono invece il titolo concessorio valido nel 2026, gli accertamenti eseguiti prima dell’apertura della stagione e quelli che hanno preceduto il provvedimento del 6 agosto.
Soltanto confrontando queste carte sarà possibile sapere se le irregolarità fossero già conosciute, se siano emerse successivamente oppure se riguardino parti degli stabilimenti estranee ai beni oggetto delle nuove assegnazioni.
C’è infine una verifica che riguarda tutto il litorale.
Nel febbraio 2025 Roma Capitale presentò la mappatura tecnica e amministrativa come il presupposto delle nuove gare. Nell’aprile 2026 annunciò che gli stabilimenti aperti avrebbero avuto concessioni regolari e sarebbero stati privi di abusi. A giugno l’Assemblea capitolina ha poi approvato il nuovo Piano di utilizzazione degli arenili, che riordina 66 concessioni esistenti.
Il lavoro di riassetto è dunque tutt’altro che marginale: sta ridisegnando il mare di Roma.
I sequestri di Urbinati e Le Palme arrivano dentro questo processo e fanno emergere la necessità di verificare quanto la fotografia amministrativa del litorale sia realmente completa.
Per Urbinati la prima risposta è persino elementare: bisogna stabilire, carte alla mano, dove finisce il demanio e dove comincia la proprietà privata.
Tutto il resto viene dopo.
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FOTO: Frame dal video Canale 10 / YouTube
