La Polonia torna ad alzare il livello dell’allerta sul fianco orientale della Nato. Il ministro della Difesa Wladyslaw Kosiniak-Kamysz parla di una Russia pronta a intensificare provocazioni e operazioni ibride in Europa e collega il nuovo avvertimento alle informazioni ricevute dagli Stati Uniti. Il premier Donald Tusk ha riferito di avere ottenuto direttamente dalla CIA «un rapporto piuttosto preciso» sui possibili sviluppi dei prossimi mesi, chiedendo alla Polonia e all’intera Europa di prepararsi a scenari diversi lungo il confine orientale dell’Unione.
Varsavia non teme soltanto un attacco militare convenzionale. Sabotaggi, droni, disinformazione e infrastrutture sensibili stanno diventando il terreno sul quale la pressione russa può avvicinarsi sempre di più ai confini della Nato.

Kosiniak-Kamysz insiste da giorni sullo stesso punto: la minaccia più immediata non è necessariamente una nuova invasione sul modello ucraino. Varsavia non vede al momento una concentrazione di forze russe paragonabile a quella che precedette il febbraio 2022, ma considera molto più probabile un aumento di sabotaggi, campagne di disinformazione, violazioni dello spazio aereo, disturbi dei segnali GPS e azioni contro infrastrutture strategiche.
Il rapporto della CIA e il confine con l’Ucraina
L’allarme ha acquistato un peso diverso dopo le dichiarazioni di Tusk. Giovedì il premier ha raccontato che, grazie alla collaborazione tra i servizi polacchi e quelli ucraini, una minaccia diretta contro uno dei valichi tra Polonia e Ucraina è stata sventata. Poco prima, un attacco con droni aveva colpito il valico ucraino di Starokozache, al confine con la Moldavia, provocando due morti.
Mosca, secondo l’interpretazione polacca, potrebbe cercare di colpire proprio le vie di collegamento tra l’Ucraina e i Paesi europei per danneggiare i flussi commerciali e logistici che sostengono Kiev. Tusk ha detto di aspettarsi azioni analoghe anche contro altri confini occidentali dell’Ucraina, compreso quello con la Polonia.
È in questo quadro che entra il rapporto della CIA. Il contenuto non è pubblico e Varsavia non ne ha diffuso i dettagli, ma Tusk lo ha descritto come coerente con gli avvertimenti che il governo polacco lancia da mesi: nei prossimi mesi potrebbero aumentare le provocazioni russe lungo il fianco orientale europeo.
Sabotaggi e guerra ibrida
Per il ministro della Difesa, incendi dolosi contro strutture legate alla difesa, interferenze GPS, incursioni nello spazio aereo e operazioni contro infrastrutture non rappresentano episodi separati, ma strumenti di una pressione che può essere esercitata senza arrivare a un confronto militare aperto.
Il Baltico è uno dei punti più sensibili. Negli ultimi anni interferenze alla navigazione, danneggiamenti di cavi e attività sospette attorno alle infrastrutture sottomarine hanno spinto i Paesi Nato a rafforzare sorveglianza e presenza militare. Proprio in questi giorni fonti occidentali hanno riferito di una presunta operazione russa vicino alle Svalbard che avrebbe avuto come obiettivo la sperimentazione di capacità di sabotaggio contro cavi sottomarini.
Varsavia considera la disinformazione parte dello stesso arsenale. Kosiniak-Kamysz l’ha indicata come una delle armi già utilizzate con maggiore continuità da Mosca, capace di agire sulle società europee senza attraversarne fisicamente i confini.
«La risposta deve essere l’unità della Nato»
La linea polacca resta quella della deterrenza attraverso l’Alleanza Atlantica. Kosiniak-Kamysz ha ribadito che la risposta alle provocazioni deve passare dall’unità della Nato e dal rispetto delle garanzie previste dal Trattato di Washington, rivendicando allo stesso tempo il rapporto privilegiato di Varsavia con l’intelligence statunitense.
Il giorno precedente era andato ancora più avanti: se la Russia attaccasse uno dei Paesi baltici, ha detto, la Polonia sarebbe tra i primi Stati a chiedere l’attivazione dell’Articolo 5, la clausola di difesa collettiva dell’Alleanza. Varsavia mantiene già proprie truppe in Lettonia all’interno del contingente multinazionale Nato.
La distinzione tra provocazione e attacco sta diventando sempre più fragile. Sabotaggi, violazioni dello spazio aereo, interferenze e operazioni contro i confini possono ancora restare sotto la soglia dell’Articolo 5, ma ogni nuovo episodio restringe il margine prima di uno scontro diretto con la Nato.
Varsavia teme proprio questo: non necessariamente un’invasione russa domani mattina, ma un’escalation che, provocazione dopo provocazione, porti l’Alleanza sempre più vicino al punto in cui non rispondere diventerebbe impossibile.
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