Cinque giorni di blocchi contro caro carburante e caro vita stanno mettendo sotto pressione produzione e distribuzione nel Mezzogiorno, con materie prime che non arrivano agli stabilimenti, supermercati in difficoltà e primi segnali di distensione dopo il tavolo con Salvini.
La protesta dei Tir ha smesso di essere soltanto un problema di viabilità: ora ferma stabilimenti, svuota scaffali e mette sotto pressione una filiera alimentare già fragile.

La protesta degli autotrasportatori ha fermato anche la produzione della pasta. Rummo ha sospeso l’attività nello stabilimento campano dopo l’esaurimento delle materie prime necessarie alla lavorazione, mentre La Molisana ha ridotto la produzione e altre aziende del settore segnalano difficoltà crescenti negli approvvigionamenti. I blocchi, concentrati soprattutto nel Sud, stanno ormai entrando direttamente nella filiera alimentare.
In Campania le conseguenze sono già visibili nei supermercati, dove cominciano a mancare prodotti freschi, uova, carne e ortaggi. Tra Napoli, Caserta e Salerno alcune strutture della grande distribuzione stanno lavorando sulle scorte residue, mentre i piccoli esercizi riescono in parte a compensare grazie ai rifornimenti locali. Disagi vengono segnalati anche ai distributori di carburante.
La mobilitazione prosegue lungo diversi assi stradali, con presidi in Campania e Puglia e pesanti rallentamenti alla circolazione, ma nel pomeriggio è arrivato il primo segnale di apertura. Dopo il confronto con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo dei servizi, pur mantenendo lo stato di agitazione fino alla soluzione degli ultimi nodi aperti.
Dal governo è arrivata anche l’accelerazione sulle risorse per il settore. Il viceministro Edoardo Rixi ha annunciato la disponibilità immediata di 480 milioni di euro e lo sblocco complessivo di circa un miliardo, mentre resta aperto il confronto su credito d’imposta sul gasolio e costi dei collegamenti marittimi per la Sicilia.
La protesta non è quindi rientrata, ma il confronto di Milano ha aperto una prima crepa nel fronte dei blocchi. Intanto, però, gli effetti accumulati in questi giorni continuano a pesare su produzione, distribuzione e rifornimenti, con il settore alimentare che per primo sta mostrando quanto rapidamente una crisi dei trasporti possa trasferirsi sugli scaffali.
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