SICUREZZA EUROPEA

Il dopo Ucraina spaventa l’Europa: la guerra ombra è già cominciata

Berlino indica Mosca come la minaccia più diretta, mentre l’Estonia prepara il confine allo scenario che potrebbe aprirsi dopo la guerra in Ucraina.

Germania ed Estonia guardano già oltre il conflitto: una tregua libererebbe uomini e mezzi russi oggi impegnati in Ucraina. E sul fianco orientale della NATO cresce il timore che la pressione di Mosca possa spostarsi altrove.

Il dopo Ucraina spaventa l’Europa: la guerra ombra è già cominciata

«Abbiamo temuto la guerra in Ucraina, ora temiamo che finisca»: in Estonia una frase riassume il timore che la fine dei combattimenti possa liberare nuove risorse militari russe sul fianco orientale della NATO.

Davanti alla Commissione parlamentare di controllo del Bundestag, il presidente del Bundesnachrichtendienst Martin Jäger ha indicato nella Russia la minaccia più diretta, ampia e concreta per la sicurezza tedesca e ha avvertito che Berlino potrebbe essere trascinata in un conflitto violento qualora la pressione oggi esercitata sotto la soglia della guerra aperta dovesse continuare a crescere. La Germania, nella sua lettura, è diventata un bersaglio proprio per il ruolo assunto nel sostegno all’Ucraina e per la capacità di ostacolare le ambizioni russe sul continente.

Il passaggio più significativo dell’audizione riguarda però ciò che Jäger definisce una «guerra ombra», perché sposta il problema dalla possibilità di un futuro attacco militare a un confronto che i servizi tedeschi considerano già in corso. Berlino attribuisce alla Russia campagne di disinformazione, attività di sabotaggio e tentativi di intimidazione, mentre il presidente dell’intelligence interna Sinan Selen ha parlato anche della disponibilità russa a ricorrere ad azioni violente e ha richiamato il caso del drone carico di esplosivo rinvenuto in agosto nei pressi di un aereo cargo ucraino all’aeroporto di Lipsia.

Il quadro descritto dai servizi tedeschi non porta a concludere che un’invasione della Germania sia imminente o che Mosca abbia già scelto uno scontro convenzionale con la NATO. Tuttavia mostra quanto si sia allargata l’area del confronto sotto la soglia della guerra aperta: infrastrutture, reti informatiche, aeroporti, aziende della difesa e opinione pubblica possono essere colpiti senza che due eserciti si affrontino direttamente sul campo.

L’Estonia prepara già lo scenario successivo alla guerra in Ucraina

A oltre mille chilometri da Berlino, Tallinn sta traducendo lo stesso timore in scelte militari molto concrete. L’Estonia sta portando proprie forze più vicino alla frontiera russa e acquistando armamenti capaci di colpire in profondità, abbandonando progressivamente un modello fondato soprattutto sulla capacità di resistere dopo un’aggressione per adottare quella che nei documenti di sicurezza viene definita «difesa attiva» o «difesa avanzata».

Il cambiamento nasce anche dalle lezioni della guerra ucraina: per uno Stato territorialmente piccolo, concedere spazio all’avversario nelle prime fasi di un attacco significherebbe correre il rischio di non riuscire più a recuperarlo. La nuova impostazione punta quindi a reagire immediatamente e il più vicino possibile al confine, aumentando nello stesso tempo la capacità di colpire obiettivi militari oltre la linea dalla quale dovesse partire un’eventuale aggressione.

Ma è soprattutto il momento scelto per accelerare questa trasformazione a spiegare perché il caso estone vada letto insieme all’allarme tedesco. A Tallinn una delle ipotesi considerate riguarda ciò che potrebbe accadere dopo un accordo per il cessate il fuoco in Ucraina, quando una parte consistente delle forze russe oggi impegnate nel conflitto potrebbe essere trasferita in tempi relativamente brevi verso altre aree del confine occidentale della Federazione.

Tra gli scenari presi in considerazione non c’è soltanto quello di un’offensiva su larga scala contro i Paesi baltici, ma anche l’ipotesi di un’azione più limitata, abbastanza grave da mettere alla prova la risposta della NATO e al tempo stesso sufficientemente circoscritta da complicare una reazione immediata e unanime dell’Alleanza. In un quadro del genere, operazioni ibride, sabotaggi e provocazioni militari possono servire a misurare la disponibilità degli avversari a reagire, aumentando progressivamente la pressione senza assumersi subito il rischio di uno scontro molto più ampio.

Una tregua non coinciderebbe automaticamente con la fine della minaccia

Per anni una parte della sicurezza europea è stata costruita intorno all’obiettivo di impedire che la Russia vincesse la guerra in Ucraina. L’evoluzione delle valutazioni a Berlino e Tallinn aggiunge adesso una domanda diversa: cosa accadrebbe alle capacità militari russe se quella guerra smettesse di assorbirne una parte così rilevante?

Un cessate il fuoco potrebbe ridurre immediatamente le vittime e interrompere una guerra che dura da anni, ma sul piano militare consentirebbe anche a Mosca di riorganizzare reparti, ricostituire scorte e decidere dove concentrare successivamente uomini e mezzi. Per i Paesi baltici, geograficamente esposti e molto più piccoli della Russia, questa eventualità rende il tempo successivo a una tregua una fase da preparare prima che cominci, non dopo.

La Germania affronta lo stesso problema da una posizione geografica diversa, perché non condivide il confine russo ma rappresenta uno dei principali nodi logistici, industriali e politici europei del sostegno a Kyiv. Se la pressione russa mira a indebolire quella capacità senza provocare direttamente una guerra con la NATO, aeroporti, infrastrutture, aziende strategiche, reti digitali e processi democratici diventano parte dello stesso terreno sul quale si misura la deterrenza.

Le valutazioni dell’intelligence tedesca e il riposizionamento militare dell’Estonia indicano che una parte dell’Europa sta già preparando il dopo Ucraina. Berlino guarda a una pressione russa che considera già attiva sotto la soglia della guerra; Tallinn si prepara al momento in cui un cessate il fuoco potrebbe restituire a Mosca uomini, mezzi e capacità oggi assorbiti dal fronte. Per i Paesi più esposti, la fine della guerra potrebbe dunque non coincidere con una riduzione della minaccia, ma con il suo spostamento.

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FOTO: © phoenix/YouTube – frame video

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