I bombardamenti su Kharkiv mettono in discussione la tregua annunciata dalla Casa Bianca. Kiev chiede chiarimenti, mentre Stati Uniti e Unione europea prendono decisioni divergenti sulle restrizioni economiche alla Russia.
Trump chiede a Kiev di fermare gli attacchi alle raffinerie russe, mentre Mosca continua a colpire gli impianti ucraini. Senza garanzie verificabili, la tregua rischia di favorire il Cremlino.
Donald Trump ha annunciato una tregua energetica tra Russia e Ucraina, ma le operazioni militari non si sono fermate e nessun accordo è stato confermato pubblicamente dalle due parti. Nelle ore successive alla dichiarazione del presidente americano, nuovi attacchi russi hanno raggiunto infrastrutture energetiche ucraine, tra cui una centrale termica a Kharkiv, provocando la protesta di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha denunciato la violazione del cessate il fuoco e chiesto a Washington di garantire il rispetto di qualsiasi intesa, precisando di avere appreso dell’annuncio attraverso i mezzi di informazione.
La situazione si complica ulteriormente per la scelta americana di allentare temporaneamente le restrizioni sul diesel russo, con l’obiettivo dichiarato di aumentare l’offerta e contenere i prezzi del carburante. Proprio mentre Washington apre un canale commerciale con Mosca, l’Unione europea approva il più ampio inserimento di persone e società nelle liste delle sanzioni dall’inizio dell’invasione su larga scala, colpendo 1.569 soggetti riconducibili all’industria militare russa.
Kharkiv colpita dopo l’annuncio della tregua
Il cessate il fuoco annunciato da Trump l’11 ottobre avrebbe dovuto interrompere immediatamente gli attacchi reciproci contro gli impianti energetici. Kiev, tuttavia, non ha ricevuto indicazioni sufficienti sulle condizioni concordate e il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, si è limitato a riferire che i contatti diplomatici proseguono, senza confermare l’esistenza di un’intesa operativa.
Gli attacchi russi sono continuati nelle ore successive, coinvolgendo una centrale elettrica, infrastrutture del gas e aree residenziali. A Kharkiv, secondo le autorità locali, i bombardamenti del 12 ottobre hanno provocato almeno dodici feriti, mentre altre incursioni nella regione hanno causato vittime civili. Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina è disponibile a sospendere gli attacchi contro gli impianti energetici russi, purché Mosca interrompa quelli contro il territorio ucraino.
La reciprocità rimane dunque la condizione essenziale posta da Kiev, che considera rischiosa una sospensione unilaterale delle operazioni contro le raffinerie russe. Quelle strutture rappresentano sia una componente dell’economia energetica di Mosca sia un’infrastruttura strategica per il sostegno delle operazioni militari. Fermare gli attacchi ucraini senza ottenere analoghe garanzie dalla Russia significherebbe modificare l’equilibrio della pressione reciproca senza avere la certezza di una riduzione dei bombardamenti.
Il diesel russo entra nei calcoli della Casa Bianca
Dietro l’iniziativa americana pesa anche l’emergenza energetica aggravata dalla guerra in Medio Oriente. L’aumento dei prezzi dei carburanti, particolarmente sensibile per trasportatori, agricoltori e imprese statunitensi, costituisce una difficoltà politica per Trump in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
La Casa Bianca ha quindi raggiunto un’intesa con Mosca per favorire la disponibilità di diesel russo sui mercati, accompagnandola con un alleggerimento temporaneo delle restrizioni. L’operazione prevede una prima fornitura di oltre 300 mila tonnellate, seguita da ulteriori quantitativi, ma gli analisti dubitano che il contributo possa incidere sensibilmente sui prezzi mondiali. La Russia stessa deve fare i conti con problemi di raffinazione e disponibilità del prodotto, aggravati dagli attacchi ucraini.
L’iniziativa ha suscitato critiche anche negli Stati Uniti, dove un gruppo bipartisan di sei senatori ha chiesto all’amministrazione di ritirarla, sostenendo che l’allentamento delle restrizioni sul commercio energetico con la Russia rischia di indebolire le sanzioni introdotte per limitarne le risorse finanziarie. Sebbene il valore economico dell’operazione possa risultare contenuto, la scelta assume un significato diplomatico più ampio, perché Washington offre a Mosca un’apertura commerciale proprio mentre cerca di ottenere la sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche.
Bruxelles sceglie nuove sanzioni contro l’industria bellica
L’Unione europea segue invece una linea diversa. Il 12 ottobre il Consiglio ha approvato misure restrittive contro 826 società e 743 dirigenti dell’industria militare russa. Le sanzioni colpiscono le filiere che producono componenti per missili, droni e altri sistemi d’arma. Secondo l’Alta rappresentante Kaja Kallas, oltre metà dei nuovi inserimenti riguarda la produzione dei missili balistici utilizzati dalla Russia contro l’Ucraina.
Con un provvedimento distinto, Bruxelles ha sanzionato anche 77 persone coinvolte nelle elezioni organizzate dalla Russia nei territori ucraini occupati. L’obiettivo delle misure è aumentare il costo economico della guerra e rendere più difficile il rifornimento delle industrie che sostengono le operazioni militari russe.
Le autorità europee contestano soprattutto la possibilità di considerare credibile una tregua mentre continuano gli attacchi contro infrastrutture e popolazione civile. Kallas ha sollecitato Washington a mantenere la pressione economica su Mosca, mentre Emmanuel Macron ha dichiarato di non avere riscontrato segnali concreti di rispetto del cessate il fuoco nelle precedenti quarantotto ore.
La pressione americana rischia di concentrarsi su Kiev
I rapporti tra Trump e Zelensky si sono ulteriormente deteriorati dopo le richieste americane di interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe. Secondo una fonte informata citata da Reuters, Washington avrebbe anche prospettato la sospensione della condivisione di informazioni di intelligence e delle forniture militari acquistate dai Paesi europei attraverso il programma PURL, utilizzando strumenti essenziali per la difesa ucraina come leva negoziale.
Trump ha inoltre criticato Zelensky sul piano politico, sollecitando nuove elezioni presidenziali in Ucraina. Il voto resta sospeso durante la legge marziale, mentre il presidente ucraino ha dichiarato di essere disponibile ad avviarne l’organizzazione qualora fosse garantito un cessate il fuoco sufficientemente lungo da consentire lo svolgimento della consultazione.
Il confronto diplomatico si sviluppa così lungo direttrici sempre meno coincidenti. Gli Stati Uniti cercano una riduzione immediata delle tensioni sui mercati energetici, l’Ucraina chiede garanzie reciproche sulla sospensione dei bombardamenti e l’Europa considera il mantenimento delle sanzioni uno strumento indispensabile per ottenere concessioni da Mosca.
Una tregua limitata agli impianti energetici potrebbe rappresentare un primo passo verso una riduzione delle ostilità, ma richiede condizioni definite, impegni riconosciuti dalle parti e strumenti per verificarne il rispetto. L’annuncio di Washington, in assenza di queste garanzie, non ha ancora modificato la condotta militare russa, mentre le aperture commerciali americane e le nuove sanzioni europee rendono evidente quanto sia difficile costruire una strategia comune nei confronti del Cremlino.
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