I nuovi confini della libertà di parola
Le parole un tempo considerate oscene oggi risultano più tollerate di quelle che toccano temi razziali, di genere o religiosi: la mappa dei nuovi tabù sociali.

La “libertà di parola”, ovvero la possibilità di esprimere senza freni le proprie opinioni – scegliendo appunto ‘in libertà’ i termini da utilizzare – è una delle più importanti conquiste della democrazia occidentale. È però un diritto ‘labile’, oggi messo sotto attacco in modi imprevisti e non sempre facilmente individuabili.
Si riconosce e si accetta che la libertà di parola abbia dei limiti, spesso esemplificati dal caso ipotetico della persona che urla ‘Al fuoco!‘ in un teatro affollato, innescando un panico pericoloso che fa correre tutti verso le uscite nello stesso istante. Al di là delle espressioni che creano un pericolo pubblico immediato, dovremmo — almeno in teoria — essere liberi di dire ciò che vogliamo, anche utilizzando parole un tempo non ammesse tra le persone ‘perbene’.
Saremmo dunque liberissimi di dire ciò che vogliamo — o no? Negli ultimi anni è nata una nuova categoria di comportamenti verbali ‘socialmente vietati’, non di rado anche per legge… nuove oscenità, se così vogliamo dire, se pure non vengono esplicitamente caratterizzate come tali. Il divieto, più o meno chiaro lo stesso, è comunque molto simile.
Queste espressioni perlopiù — per quanto non esclusivamente — riguardano categorie di persone che, per razza, orientamento sessuale, fede religiosa e altre caratteristiche riteniamo pubblicamente appropriato ‘proteggere’, spesso per rimediare a ‘torti storici’. Così, da qualche tempo è molto più tollerata l’espressione scatologica o esplicitamente sessuale rispetto a quella razziale o di genere.
Tutto ciò per dire che le parole oggi ‘vietate’, non di rado in maniera formale, sono quelle che riguardano temi socialmente inaccettabili anziché le oneste oscenità di una volta, che al peggio ora rappresentano una mancanza di buon gusto. Non siamo diventati più tolleranti verso le parolacce, ma abbiamo piuttosto spostato la definizione di ciò che è tollerabile verso altri ambiti.
Nota diplomatica di James Hansen
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Biografia dell’autore:
James Hansen è un ex diplomatico di carriera e giornalista. In Italia dal 1975, dopo aver svolto vari ruoli nel servizio estero americano, è stato vice-console degli Stati Uniti a Napoli, per poi passare al giornalismo. Corrispondente di diverse testate tra cui l’International Herald Tribune e il Daily Telegraph, è stato portavoce di personaggi come De Benedetti e Silvio e alla guida degli uffici stampa di Olivetti, Fininvest e Telecom Italia.
Dopo essere stato direttore editoriale di EAST, il periodico di politica internazionale ed economica edito da Europeye, oggi Hansen è presidente di una società di consulenza di relazioni internazionali, con sede a Milano, Hansen Worldwide, che consiglia importanti società e istituzioni; e dirige la News smart settimanale Nota Diplomatica, un’iziativa editoriale che conta migliaia di abbonati.
